Amatore di Dio è quegli, che tutte le cose naturali usa e participa sanza peccato, e secondo la sua virtù non è negligente a niuno bene. (S. Giovanni Climaco)
mercoledì 18 maggio 2011
Preghiera incessante
Esiste però un terzo aspetto o grado della preghiera ed è proprio in esso che consiste la preghiera autentica ed a cui i due precedenti servono solo come preparazione. Essa è il rivolgersi incessantemente a Dio della mente e del cuore con calore interiore o ardore di spirito. È questo un traguardo a cui deve giungere la preghiera ed un fine che deve proporsi chiunque ad essa si dedichi, affinché i suoi sforzi non siano inutili.
Le Scritture ci insegnano
Tenete presente ciò che della preghiera si legge nella scrittura:
“Vegliate e pregate”, dice il Signore[3];“Siate sobri e vegliate”, insegna l’apostolo Pietro[4];“siate assidui nella preghiera e che essa vi mantenga vigilanti”[5];“Pregate incessantemente”[6],“Vivete nella preghiera e nelle orazioni, pregate in ogni momento nello Spirito”[7]. È questa la raccomandazione dell’apostolo Paolo, il quale in altri passi ci spiega anche la ragione per cui così è e deve essere:infatti “la nostra vita è nascosta con Cristo in Dio”[8] e“lo Spirito di Dio vive in noi”[9] … “per cui noi invochiamo: Abba Padre”.
Da tutte queste indicazioni e raccomandazioni è evidente che la preghiera non si compie una volta sola e s’interrompe, ma è uno stato dello spirito, continuo ed ininterrotto, analogo al respiro ed al battito del cuore, che sono continui ed incessanti.
Alcuni esempi
Voglio spiegarti tutto ciò con un esempio.
Il sole sta al centro ed attorno ad esso si muovono i pianeti attratti verso di lui e rivolti a lui con una qualsiasi loro parte. Ciò che nel mondo materiale è il sole, in quello spirituale è Dio, il sole dello spirito. Trasferite il vostro pensiero al Cielo, che cosa vedrete? Gli Angeli, i quali, secondo le parole del Signore, vedono sempre il volto del loro Padre celeste. Tutti gli spiriti incorporei e tutti i Santi in Cielo sono rivolti verso Dio, a lui volgono gli sguardi del loro spirito e non vogliono allontanarli da lui a causa dell’indicibile beatitudine che deriva loro dalla contemplazione di Dio. Ma ciò che gli Angeli ed i Santi fanno in Cielo, a noi spetta imparare a compiere sulla terra, abituarci cioè a stare, come gli angeli, incessantemente in preghiera dinanzi a Dio nel nostro cuore.
Soltanto chi riuscirà in ciò, sarà veramente dedito alla preghiera. Come ci si rende degni di una così grande grazia?
Impegno
Risponderò in breve a questa domanda: dobbiamo instancabilmente impegnarci nella preghiera, sforzandoci con zelo e con l’animo pieno di speranza, di raggiungere, come la terra promessa, l’ardore dello spirito nell’attenzione continua rivolta a Dio. Impegnati nella preghiera e, pur chiedendo nella preghiera tutto, chiedi particolarmente di raggiungere questo grado supremo della preghiera – l’ardore dello spirito – e certamente otterrai ciò che chiedi. Ci assicura di ciò San Macario l’Egiziano, che sopportò concretamente la fatica della preghiera, ma ne raccolse anche i frutti.
“Se non hai il dono della preghiera – egli dice – sforzati nella preghiera ed il Signore, vedendo il tuo impegno e giudicando, in base alla tua sofferenza, quanto ardentemente desideri questo bene, ti concederà la preghiera”[10].
Lo sforzo, s’intende, solo sino a questo limite. Quando la fiamma si accenderà – e di essa parla il Signore:
“Sono venuto sulla terra a portare il fuoco e vorrei che esso ardesse quanto prima”[11],
– verrà meno la fatica e comincerà una preghiera facile, libera e fonte di conforto.
Non devi pensare che si tratti di una condizione di spirito molto elevata, irraggiungibile per gli uomini di questo mondo. È in realtà una condizione elevata, che tutti però possono raggiungere. Infatti ognuno di noi alle volte sente durante la preghiera affluire nel cuore calore e zelo, quando l’anima, staccatasi da tutto, entra profondamente in se stessa e prega con ardore. Questa discesa temporanea, se così possiamo dire, dello spirito della preghiera, deve trasformarsi in una condizione costante e cosi si raggiungerà il traguardo della preghiera.
Il mezzo per conseguire questo fine è, come ho già detto, l’impegno nella preghiera. Quando si sfregano fra loro due pezzi di legno, si riscaldano e provocano il fuoco.
Due tipi necessari di preghiera
Così, se si sfrega l’anima nell’orazione, essa sprigionerà infine lo spirito della preghiera. La fatica della preghiera costituisce il giusto completamento delle due precedenti forme di preghiera, di cui ho già parlato, cioè dell’adempimento devoto, accompagnato da attenzione e sentimento, delle nostre orazioni e dell’insegnare all’anima di elevarsi spesso a Dio rivolgendo a lui il nostro pensiero, attribuendo tutto a gloria di Dio ed invocandolo dal profondo del cuore.
Anche se noi preghiamo la mattina e la sera, la distanza di tempo rimane sempre grande. Se soltanto in questi momenti della giornata ci rivolgiamo a Dio, per quanto intense siano le nostre preghiere, nel corso della giornata e della notte il vantaggio ricavatone si disperde e quando nuovamente ci accingiamo a pregare, l’anima è fredda e vuota, come prima. Anche se di nuovo preghiamo con fervore, tuttavia, raffreddandoci e distraendoci, che vantaggio ne ricaviamo? È la stessa cosa che costruire e distruggere; fatica e solo fatica.
Se ci proponiamo di recitare con attenzione e sentimento le nostre orazioni non solo mattina e sera, ma, inoltre, ci esercitiamo ogni giorno nel pensiero di Dio ed attribuiamo a sua gloria ogni nostra azione e lo invochiamo spesso dall’intimo del cuore con brevi giaculatorie, noi riempiremo il lungo intervallo, che divide la preghiera mattutina da quella serale e viceversa, rivolgendoci spesso a Dio. Non sarà ancora la preghiera incessante, ma una preghiera spesso ripetuta e quanto più spesso si ripeterà, tanto più vicina sarà all’orazione ininterrotta. Questa fatica segna il passaggio a quest’ultima, come un gradino necessario.
Tre aspetti
Supponiamo infatti che voi adempiate a questo impegno ogni giorno, senza mai ometterlo, infaticabilmente, che cosa accadrà nell’anima vostra?
Il pensiero di Dio genera il timore di Dio. Infatti quest’ultimo consiste nel raggiungere con pensiero riverente e nell’accogliere nel profondo del cuore le infinite perfezioni ed operazioni divine.
Con l’attribuire ogni nostra azione a gloria di Dio, sorge in noi il ricordo del Signore, il che significa camminare davanti a Lui. Ciò non è altro che ricordare, qualsiasi cosa noi si faccia, che ci troviamo davanti a Dio.
Infine, le soventi invocazioni del nome di Dio, o comunque i sentimenti di devozione verso Dio che sgorgano dal nostro cuore, si trasformano in continua, muta, affettuosa, calda implorazione del nome di Dio. Quando l’anima è santificata dal timore di Dio, dal ricordo del Signore o ha l’abitudine di camminare davanti a Dio ed accarezzare affettuosamente nel cuore il dolcissimo nome di Dio, allora necessariamente nel cuore s’accende anche quel fuoco spirituale, di cui ho parlato all’inizio, che sarà all’origine di una profonda pace, di un incessante equilibrio, e di viva ed attiva vigilanza. L’uomo partecipa allora di quello stato, oltre al quale sulla terra non possono andare i suoi desideri: esso è l’autentico preannuncio di quella condizione beata che ci attende nel futuro.
Si realizza in questo caso ciò di cui parla l’apostolo: “La nostra vita è nascosta con il Cristo in Dio” [12].
Cercate di raggiungere questi tre obiettivi con la fatica della preghiera. Essi da soli sono il compenso della fatica e nello stesso tempo la chiave del tempio nascosto del Regno dei Cieli. Aprendo con essi la porta, vi si entra e si giunge ai gradini del Trono di Dio e ci rendiamo degni di ascoltare una parola di approvazione dal Padre Celeste, del suo contatto e del suo abbraccio, grazie al quale tutte le ossa diranno: “Signore, Signore, chi è simile a te?”. Chiedete questo nella fatica della preghiera e ciascuno sospiri: “Quando giungerò e mi presenterò dinanzi al tuo volto, Signore? Il mio volto t’ha cercato, cercherò, o Signore, il tuo volto”.
Perfezione dei tre aspetti della preghiera
Risponderò in breve a quanti desiderano sapere come perfezionarsi nel timor di Dio, nel ricordo di Dio e nell’affettuosa e continua invocazione del nome del Signore.
- Cominciate a cercare e questo sforzo v’insegnerà come trovare.
- Soltanto è necessario attenersi ad un principio: allontanare tutto ciò che in questa ricerca sia d’impedimento, attenersi invece con impegno a quanto possa esserle di giovamento. La pratica insegnerà questa distinzione. A questa indicazione aggiungerò solo il seguente consiglio.
- Quando incomincerete a provare nel cuore un tepore simile a quello che sente il corpo quando è avvolto dal calore, o quando comincerete a comportarvi di fronte a Dio così come davanti ad un personaggio importante, con timore ed attenzione, per non offenderlo in alcun modo, senza tenere in alcun conto il permesso di camminare e di agire liberamente, o allorché vi accorgerete che la vostra anima prova davanti al Signore ciò che la fanciulla davanti al fidanzato ch’essa ama, sappiate allora che è vicino, alle porte il Visitatore nascosto delle anime nostre, che entrerà e cenerà con voi in casa vostra.
Credo che queste poche indicazioni siano sufficienti come guida per coloro che cercano con zelo. Tutto ciò è stato detto con il solo scopo che quanti tra voi hanno a cuore la preghiera, ne conoscano il punto culminante, di modo che, affaticandosi poco e conseguendo un risultato modesto, non credano d’aver raggiunto il fine ultimo ed in questa illusione non vengano meno nelle fatiche e, di conseguenza, non pongano limiti all’ulteriore ascesa attraverso i vari gradi della preghiera. Come sulle vie maestre si pongono colonne, perché quanti le percorrono, sappiano quanta strada hanno percorso e quanta rimane loro ancora, così nella nostra vita spirituale ci sono indicazioni particolari che determinano i gradi di perfezione della vita. Esse sono fissate perché quanti aspirano alla perfezione, rendendosi conto del punto a cui sono giunti e del cammino che resta loro da percorrere, non si fermino a mezza strada, privandosi così del frutto delle loro fatiche, che forse è ormai vicino, purché facciano ancora due o tre passi.
Concludo queste mie parole con la preghiera, che sgorga dal mio cuore, che il Signore vi conceda di comprendere tutto ciò che ho detto, affinché tutti costituiate quell’uomo perfetto nella forza e nell’età, che realizza la pienezza del Cristo[13].
tratta dal sito tradizione cristiana
Preghiera mentale
Considera come si studiano le lingue, per esempio. Prima si studiano le parole e le frasi dal manuale. Ma questo non basta, bisogna continuare, e raggiungere davvero il punto in cui possiamo correttamente formare delle frasi in una data lingua senza l’ausilio del libro di testo. Lo stesso capita con l’opera della preghiera.
Per prima cosa, segui la regola di preghiera con i libri di preghiera.
Quando ci abituiamo a pregare con i libri di preghiera, si può iniziare a pregare usando preghiere già scritte dateci dal Signore e dai Santi Padri che riuscirono nella preghiera. Non dovremmo, però, limitarci a ciò, dobbiamo continuare, ed essendoci abituati a chiedere aiuto a Dio con la mente e il cuore, dobbiamo tentare di ascendere a Lui.
Dobbiamo lottare per raggiungere il punto in cui la nostra anima inizia da solo a parlare, per così dire, in una conversazione orante con Dio e, da sola, ascende a Lui e si apre a Lui e confessa ciò che è in essa e ciò che desidera.
All’anima deve essere insegnato come ascendere a Dio e come aprirsi a Lui. Ti illustrerò brevemente come bisogna procedere al fine di riuscire in quest’arte.
L’abilità di pregare con pietà, attenzione e sentimento secondo un libro di preghiera conduce a questo livello più elevato di preghiera. Allo stesso modo in cui l’acqua fuoriesce da un vaso che è riempito troppo, così l’anima che è riempita di sentimenti santi attraverso la preghiera, inizia, da se stessa, a traboccare la sua preghiera a Dio. Ma per fare ciò, ci sono tappe particolari che ogni persona, che avanza su questo cammino, deve fare.
Perché, chiedi, succede che qualcuno preghi per tanti anni con un libro di preghiere eppure non ha ancora la preghiera nel cuore? Credo che la ragione sia che le persone trascorrano troppo poco tempo a innalzarsi verso Dio quando finiscono la loro regola, e altre volte non ricordano Dio. Per esempio, finiscono le preghiere mattutine, e pensano che la loro relazione con Dio si è compiuta; poi passano tutta la giornata al lavoro, e non pensano a Dio. Quando alla sera, il pensiero ritorna loro, essi devono immediatamente mettersi in piedi a pregare e completare la loro regola serale.
Tappe successive
In questo caso, succede che anche se il Signore concede a una persona sentimenti spirituali nel momento della preghiera mattutina, il trambusto e i pensieri del giorno li sommergano. Di conseguenza, succede che uno non sente spesso di pregare, e non riesce nemmeno a controllarsi un po’ per alleggerire il cuore. In una tale atmosfera, la preghiera si sviluppa e matura poco. Questo problema (non è forse onnipresente?) deve essere corretto, vale a dire, bisogna che l’anima non offra petizioni a Dio solo quando prega, ma durante l’intero arco del giorno, più volte possibile, bisogna che si ascenda sempre verso di Lui e si rimanga in Lui.
Prima tappa: invoca Dio più spesso
Per iniziare questo compito, bisogna prima, durante la giornata, invocare Dio più spesso, anche solo con poche parole, secondo le necessità e il lavoro del giorno.
Per esempio, per iniziare qualsiasi cosa, di’ “Benedici, Signore!”. Quando finisci qualcosa, di‘ “Gloria a Te, Signore”, e non solo con le labbra, ma anche con sentimento nel tuo cuore.
Se sorgono le passioni, di’ “Salvami, Signore, annego!”. Se sopraggiungono le tenebre di pensieri che ti molestano, grida: “Libera la mia anima dalla prigione!”
Se si presentano azioni disoneste e il peccato ti spinge verso di loro, prega “Mostrami, Signore, la via”, oppure “Non farmi inciampare”.
Se il peccato ti tiene in ostaggio e ti porta alla disperazione, grida con la voce del pubblicano, “Dio, abbi compassione di me, peccatore”. Fa’ questo in ogni circostanza o semplicemente di’ spesso “Signore, abbi compassione”, “Santissima Madre di Dio, salvaci”, “Santo angelo custode, proteggimi”, o altre simili parole.
Recita tali preghiere più spesso possibile, sforzandoti sempre di far nascere queste parole sempre dal cuore, come fossero spremute. Quando facciamo questo, ascenderemo spesso verso Dio nei nostri cuori, facendo numerose petizioni e preghiere. Questa aumentata frequenza porterà l’abitudine della conversazione mentale con Dio.
Seconda tappa: Attribuisci ogni cosa alla Gloria di Dio
Perché l’anima possa iniziare a chiedere aiuto in questo modo, bisogna prima insegnare all’anima ad attribuire ogni cosa alla Gloria di Dio, tutte le sue opere, sia grandi che piccole. Questo è il secondo modo di insegnare all’anima di rivolgere se stessa in direzione di Dio più spesso durante il giorno, perché se ci applichiamo a compiere il comandamento apostolico, cioè, di fare tutte le cose a gloria di Dio, anche “se mangiamo o beviamo” (1Cor 10,31), allora ricorderemo incessantemente Dio in tutto ciò che facciamo. Il nostro ricordo di Dio sarà realizzato non con negligenza, ma con accortezza, così che in alcun caso agiremo in maniera sbagliata e offenderemo Dio con alcuna azione.
Ciò ci aiuterà a rivolgere noi stesso verso Dio con timore, chiedendo con orazioni aiuto e comprensione. Dal momento che quasi sempre facciamo qualcosa, rivolgeremo, dunque, sempre noi stessi a Dio in preghiera. Di conseguenza, si svilupperà nelle nostre anime l’arte dell’innalzare il cuore in uno stato di preghiera incessante a Dio.
Perché l’anima faccia tutte le cose come devono essere fatte, cioè a gloria di Dio, bisogna prepararsi dal mattino presto, dall’inizio del giorno, prima che “l’uomo esca alla sua opera e al suo lavoro fino alla sera” (Sal 104,23).
Terza tappa: Contemplazione di Dio
Questa inclinazione porta alla contemplazione di Dio, e questo è il terzo modo di insegnare all’anima di volgersi frequentemente verso Dio. La contemplazione di Dio è la pia riflessione sulle proprietà e azione divine e sulla nostra necessaria risposta a esse. Significa riflettere sulla bontà, il giusto giudizio, la saggezza, l’onnipotenza, l’onnipresenza, l’onniscenza di Dio, sulla creazione, sull’opera della Salvezza nel nostro Signore Gesù Cristo, sulla grazia e la parola di Dio, sui santi misteri e sul Regno dei Cieli. Se inizi a riflettere su una di queste cose, la tua anima sarà immediatamente colma di pii sentimenti verso Dio.
Considera, per esempio, la bontà di Dio, e capirai che sei circondato dalla misericordia di Dio, sia fisica che spirituale, e che dovresti essere una pietra per non buttarti ai piedi di Dio riversando sentimenti di gratitudine.
Considera, per esempio, l’onnipresenza di Dio, e capirai che sei sempre dinanzi a Dio, e Dio è sempre dinanzi a te, e dunque non puoi evitare di essere sempre colmo di pio timore.
Considera l’onniscienza di Dio, e capirai che nulla dentro di te è nascosto all’occhio di Dio, e allora sarai severamente attento ai movimento del tuo cuore e della tua mente, per non offendere in ogni modo Dio che tutto vede.
Considera la giustizia di Dio, e crederai che nemmeno una sola azione maligna resterà impunita. Perciò, farai di tutto per pentirti per i tuoi peccati con un cuore affranto e in pentimento di fronte a Dio.
Quindi, qualunque sia la proprietà o l’azione di Dio sulla quale rifletti, quella riflessione riempirà la tua anima con sentimenti e inclinazioni pie verso Dio. Allineerà tutta la tua sostanza umana verso Dio, ed è quindi il mezzo più diretto per insegnare all’anima ad ascendere verso Dio.
Il tempo migliore per far ciò è la mattina, quando l’anima non è ancora appesantita dalle tante preoccupazioni e dagli affanni del lavoro. In particolare, dunque, il momento migliore è quello dopo le preghiere mattutine. Finisci le tue preghiere, siediti, e con pensieri purificati dalla preghiera, inizia a pensare ora a un aspetto divino, e domani a un altro, e tendi la tua anima verso quest’aspetto. “Vieni”, diceva San Dimitri di Rostov, “vieni, santa contemplazione di Dio e facci immergere nella contemplazione delle grandi opere di Dio” ed egli attraversò mentalmente le opere della provvidenza e della creazione, o i miracoli di nostro Signore e Salvatore, o le sue sofferenze, o qualcos’altro, e riscaldò così il suo cuore e iniziò a riversare la anima in preghiera. Tutti possono fare lo stesso. L’opera in sé è piccola: bisogna solo desiderare di farlo e risolversi a farlo. Ma i frutti sono molti.
Sintesi
Ci sono tre maniere di insegnare all’anima ad ascendere in modo orante a Dio, oltre alla regola di preghiera:
1. Dedicare al mattino del tempo alla contemplazione di Dio;2. Attribuire ogni azione alla gloria di Dio, e3. Rivolgersi spesso a Dio con brevi preghiere giaculatorie.
Quando la contemplazione di Dio è sincera, essa lascia un profondo desiderio di pensare a Dio.
Pensare a Dio dona all’anima di poter ordinare attentamente tutte le sue azioni, interiori ed esteriori, e rivolgerle alla gloria di Dio. Al contempo, ciò crea uno stato nell’anima tale che spesso sarà mossa da giaculatorie oranti rivolte a Dio.
Queste tre cose (contemplazione di Dio, fare tutto a gloria di Dio e frequenti giaculatorie) sono le armi più efficaci della preghiera mentale e della preghiera del cuore. Ognuno di loro innalza l’anima a Dio. Colui che decide di praticare queste cose raggiunge rapidamente l’abitudine di ascendere a Dio nel suo cuore. Impegnarsi in queste tre cose porta alle vette. Più in alto si ascende, più ci si sentirà liberi, e più facilmente si respirerà. Quindi: più si fanno questi esercizi, più in alto l’anima salirà, e più in alto l’anima sarà, più liberamente pregherà.
La nostra anima, per natura, è la dimora del mondo divino superiore. La nostra anima dovrebbe sempre stare in questo mondo con i pensieri e i sentimenti del cuore. Ma il bagaglio dei pensieri mondani e le passioni attira l’anima verso il basso. Questi metodi separano, poco a poco, l’anima dalla terra, e poi la allontanano da essa. Quando hanno completamente allontanato l’anima dalla terra, l’anima vive felice nella sua propria regione, in alto.
Qui nel cuore e nella mente, e poi in reale sostanza, l’anima sarà degna di essere davanti al volto di Dio nei cori degli angeli e dei santi.
Possa Dio concedere ciò a tutti voi per mezzo della sua grazia. Amen.
San Teofane il Recluso
Iniziare a pregare (Teofane il Recluso)
Lasciatemi ricordare una saggia abitudine dei Santi Padri dell’antichità: quando si salutavano non si chiedevano come andava la salute né altre cose. Piuttosto si chiedevano: “Come va la preghiera?” L’attività della preghiera era considerata da loro come un segno della vita spirituale chiamandola “il respiro dello spirito”. Se il corpo respira, vive; se il respiro si ferma, la vita finisce. Così è per lo spirito.
Se pratica la preghiera, l’anima vive; senza preghiera, non c’è vita spirituale.
Tuttavia, non ogni atto di preghiera è vera preghiera. Stare in piedi davanti alle icone in casa, o venerarle qui in chiesa, non è ancora pregare, ma “l’equipaggiamento” della preghiera. Recitare preghiere, a memoria o da un libro, o ascoltare qualcuno recitarle non è ancora pregare, ma solo uno strumento o un metodo per ottenere e risvegliare la preghiera.
Pregare significa instillare nei nostri cuori pii sentimenti verso Dio, uno dopo l’altro – sentimenti di umiltà, sottomissione, gratitudine, dossologia, perdono, prostrazione sincera, conformità al volere di Dio ecc. Tutto il nostro sforzo dovrebbe far sì che, durante la nostra preghiera, questi sentimenti e sentimenti simili a questi colmino le nostre anime, così che il cuore non sia vuoto quando reciteremo le preghiere, o quando le orecchie ascolteranno e il corpo si curverà in prostrazione, ma ci saranno sentimenti verso Dio.
Quando questi sentimenti sono presenti, il nostro pregare è preghiera, e quando sono assenti, esso non è ancora preghiera.
Sembra che non ci sia niente più semplice e più naturale per noi che una preghiera in cui il cuore è sintonizzato con Dio. Ma in realtà non è sempre così per ognuno di noi.
Bisogna risvegliare e rafforzare uno spirito di preghiera, cioè bisogna allevare uno spirito orante.
Il primo mezzo per far ciò è leggere o ascoltare preghiere. Prega come dovresti, e risveglierai e rafforzerai certamente l’ascesa del tuo cuore verso Dio e entrerai in uno spirito di preghiera.
L’uso di libri di preghiera
Nei nostri libri di preghiera, ci sono preghiere dei Santi Padri – Efrem il Siro, Macario l’Egiziano, Basilio il Grande, Giovanni Crisostomo, e altri grandi uomini di preghiera. Colmati dallo spirito di preghiera, furono capaci di mettere in parole quello spirito vivente e di tramandarcelo. Quando entriamo in queste preghiere con attenzione e sforzo, allora quel grande e orante spirito entrerà a sua volta in noi. Gusteremo allora la potenza della preghiera.Dobbiamo pregare di modo che la nostra mente e il nostro cuore ricevano il contenuto delle preghiere che recitiamo.In questo modo l’atto di pregare diviene fonte di vera preghiera in noi.
Tre semplici istruzioni
Darò qui tre semplicissime istruzioni:
1. inizia sempre a pregare con perlomeno una piccola preparazione;2. non pregare trascuratamente, ma con attenzione e sentimento; e3. non iniziare a svolgere la tua attività subito dopo la preghiera.
Anche se la preghiera è una cosa abituale per noi, essa esige sempre preparazione. Cosa c’è di più abituale per coloro ce sanno leggere e scrivere che leggere e scrivere? Tuttavia, sedendoci a scrivere, non iniziamo subito, ma ci calmiamo prima di iniziare, almeno fino a quel punto in cui sentiamo che possiamo leggere e scrivere in una condizione di pace. Quanto più allora è necessaria una preparazione per l’opera della preghiera, specialmente quando ciò che abbiamo fatto prima della preghiera è di natura completamente diversa dalla preghiera stessa.
Prepararsi alla preghiera
Quindi, quando si inizia a pregare, al mattino o alla sera,
…stai un attimo in piedi, oppure siediti, e cerca in questo momento di concentrarti con il pensiero, scacciando da quest’ultimo ogni preoccupazione per attività od oggetti terreni;…richiama alla mente Colui al Quale tu stai pregando. Chi è Lui e chi sei tu, mentre ci accingi a iniziare la preghiera a Lui; …risveglia nell’anima il sentimento di umiltà e di timore reverenziale. Ricordati che sei di fronte a Dio nel tuo cuore.
Stando in maniera pia di fronte a Dio, tutta questa preparazione potrebbe sembrare piccola o insignificante, ma non ha affatto un piccolo significato. Questo è il principio della preghiera e chi ben principia è a metà dell’opera.
Iniziare a pregare
…stando davanti alle icone, fai alcune prostazioni e inizia a dire le usuali preghiere: “Gloria a te, o Dio, gloria a Te” poi “Re Sovraceleste, Paraclito, Spirito di verità…”
Non correre. Fai attenzione a ogni singola parola e fai in modo che il significato di ogni parola entri nel tuo cuore. Capisci quello che stai recitando e percepisci cosa stai capendo.
Non ci sono altre regole. Queste due – capire e percepire – hanno l’effetto di rendere la preghiera consona e fruttuosa. Per esempio quando reciti: “purificaci da ogni macchia” - percepisci la tua macchia, desidera di essere purificato, e chiedilo al Signore con piena speranza.
Quando reciti: “rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori” – dimentica tutto nella tua anima, e avendo perdonato a ognuno ogni cosa nel tuo cuore, chiedi perdono per te stesso al Signore.
Quando reciti: “sia fatta la tua volontà” – nel tuo cuore abbandona del tutto la tua propria volontà nelle mani del Signore e sii sinceramente pronto ad affrontare, di buon cuore, ogni cosa che al Signore piacerà mandarti.
Se reciti ogni versetto delle tue preghiere in questo modo, allora starai veramente pregando.
Sviluppare la vera preghiera
Per facilitare lo sviluppo della vera preghiera, compi questi passi:
1) …tieni una regola secondo il consiglio del tuo padre spirituale – non più di quanto tu possa recitare in maniera non frettolosa in un giorno normale;
2) …diventa familiare con la preghiera della tua regola, accogli pienamente ogni parola e sentila, così che saprai in anticipo la predisposizione della tua anima mentre la leggerai. Sarebbe ancora meglio se imparassi a memoria le preghiere. Facendo questo tutte le tue preghiere saranno facili da ricordare e sentire…
3) …mantieni l’attenzione concentrata sulle parole della tua preghiera, sapendo in anticipo che la tua mente vagherà. Quando la tua mente vaga durante la preghiera, riportala indietro. Quando vaga un’altra volta, riportala indietro un’altra volta. Ogniqualvolta reciti una preghiera mentre i tuoi pensieri vagano (e quindi vuol dire che la reciti senza attenzione e senza sentimento), allora recitala di nuovo. Anche se la tua mente vaga più e più volte, tu recita la preghiera più e più volte fino a quando non l’avrai recitata del tutto con comprensione e sentimento. In questo modo, supererai questa difficoltà cosicché la prossima volta, forse, non ricapiterà, o se ricapiterà, sarà di minore intensità. Così bisogna comportarti quando la mente vaga.
4) …una parola o una frase particolare possono agire così grandemente sull’anima, che l’anima stessa non vuole più continuare con la preghiera, e anche quando le labbra continuano, la mente non fa che ritornare sul quella particolare parola che ha agito su di essa. In questo caso fermati, non recitare ulteriormente, ma resta su quella parola con attenzione e sentimento, e usa quella parola e i sentimenti generati da essa come preghiera per nutrire la tua anima. Non correre per uscire da questo stato. Se non ce la fai con il tempo, è meglio lasciar perdere la propria regola che disturbare questo stato orante. Questo sentimento potrebbe restare con te tutto il giorno come tuo angelo custode! Questa azione sull’anima, colma di grazia, durante la preghiera, significa che lo spirito di preghiera è stato interiorizzato e, di conseguenza, mantenere questo stato è il mezzo più augurabile per coltivare e rafforzare uno spirito di preghiera nel cuore.
5) …quando finisci le tue preghiere, non dedicarti subito al tuo lavoro, ma rimani e pensa almeno un po’ a ciò che hai appena terminato. Se, durante la preghiera, hai provato sentimenti particolari, conservali anche dopo che hai pregato. Se hai completato la tua regola in un vero spirito di preghiera, allora non vorrai andare rapidamente a dedicarti ad altra opera: questa è una proprietà della preghiera. I nostri antenati dissero, tornando da Costantinopoli: “colui che ha gustato cose dolci non ama più le cose amare”. Così succede con ogni persona che ha pregato bene. Bisogna riconoscere che gustare questa dolcezza della preghiera è il vero obiettivo della preghiera, e se pregare porta a uno spirito orante, allora è esattamente attraverso questo gustare.
Se seguirai queste poche regole, vedrai presto il frutto dello sforzo orante. Colui che le mette già in pratica, senza queste istruzioni, sta già gustando questo frutto.
Ogni pregare lascia nell’anima preghiera,la preghiera continua mette radice in questo modo,la pazienza in quest’opera crea uno spirito orante.
Possa Dio accordarti ciò per le preghiere della nostra signora Tuttapura, la Theotokos!
Ti ho dato delle istruzioni iniziali basilari sul modo di coltivare in te stesso uno spirito orante, cioè, come pregare in un modo appropriato al senso di preghiera, a casa al mattino e a sera e in chiesa. Ma non è tutto. C’è un altro metodo ed io, se Dio lo vorrà, ve lo indicherò domani. (prosegue)
San Teofane il Recluso
giovedì 24 giugno 2010
Come pregare a casa
Come pregare a casa? Avete detto bene: “Bisogna aggiungere qualcosa alla consueta regola di preghiera”. Certo, bisogna. E’ meglio, però, che non aggiungiate la lettura superflua di preghiere, ma preghiate più a lungo senza il libro, manifestando di fronte al Signore le vostre intime necessità spirituali. Leggete mattino e sera non di più dei giorni ordinari, ma prima dell’inizio della vostra preghiera – e dopo – pregate spontaneamente e, negli intervalli tra le preghiere lette, aggiungetene una vostra, prostrandovi profondamente fino a terra e mettendovi in ginocchio. Importunate il Signore, la Madre di Dio e l’angelo custode chiedendo tutto ciò che sentite estremamente necessario per voi nelle parole che rivolgete loro, pregate perché possiate conoscere voi stessa e, in questa conoscenza, sia compreso il desiderio e provvista la forza di correggere tutto ciò che vi è da emendare e ancora che il vostro cuore si riempia di spirito di contrizione e umiltà, nelle quali il sacrificio è più gradito a Dio. Non vi sottoponete, però, ad una regola di preghiera troppo lunga. Meglio mettersi a pregare più spesso e prostrarsi più volte durante il giorno. Si raddoppiano così le prostrazioni nel corso della giornata. Non allontanatevi mai dal Signore con la mente, sia che siate in preghiera, sia che facciate qualche altra cosa.
Teofane il Recluso
giovedì 17 giugno 2010
Non seguite l'inganno dei progressisti!
Sono molto contento che abbiate accolto di cuore ciò che vi ho scritto nella scorsa lettera e siate d’accordo a comportarvi così. Vi aiuti il Signore!
Dio ci ha dato questa vita perché abbiamo il tempo di prepararci a quella dopo la morte. Questa è breve, quella non ha fine. Benché essa sia breve, nel suo corso si possono preparare le provvigioni per tutta l’eternità. Ogni buona azione va lassù, come in un piccolo deposito; da tutti questi depositi si forma un capitale le cui percentuali determineranno il patrimonio del risparmiatore per tutta l’eternità. Chi manda depositi maggiori, avrà il patrimonio maggiore. Il Signore dà a ciascuno secondo le sue opere.
Ecco, di questo dovremmo ora preoccuparci: di mandare là più depositi che sia possibile. E questa cura non è complicata né pesante, come testimonia lo stesso Signore dicendo: «Il mio gioco è dolce e il mio carico è leggero» (Mt 11,30).
Vi ho parlato di questo in rapporto ai pensieri che vi turbano per togliervi dalla vostra pena, quasi viveste tutta la vostra vita senza scopo se continuerete a vivere come vivete. La struttura della vita cristiana è questa: credi in Dio, nella adorata Trinità, in Gesù Cristo Signore, che ci ha salvato, e nella grazia dello Spirito Santo e, partecipando al dinamismo della grazia, i divini sacramenti della santa Chiesa, vivi secondo i comandamenti del Vangelo, animata dalla speranza che Dio, per la nostra piccola opera, secondo la misura delle nostre forze e grazie alla fede nel Signore Salvatore e alla obbedienza verso di lui, non ci priverà del cielo. Vi aggiungo tutto ciò perché vediate in quale spirito dobbiamo operare noi, che siamo cristiani. Altri, infatti, dicono: fai, fai; e altri: credi, credi. E’ necessario l’uno e l’altro: unire la fede con le opere e le opere con la fede.
La nostra attenzione, tuttavia dovrà concentrarsi particolarmente nel compimento dei comandamenti. Sei già credente? Metti in pratica i comandamenti, poiché la fede senza le opere è morta. E ringrazia il Signore, perché gli è gradito determinare il valore delle nostre opere non secondo la loro grandezza, ma secondo le nostre disposizioni interne. Disponiamoci, nella maggior parte dei casi, a compiere le opere secondo la sua volontà, così che, se vi porremo attenzione, potremo operare sempre in modo gradito a Dio. Non c’è bisogno, perciò, di andare al di là del mare – come affermano i progressisti -, ma di guardarsi intorno ogni giorno e ogni ora.Dove vedrai impressi i comandamenti, adempi subito, nella convinzione che questa opera – e non un’altra – esiga da te, in questo momento, Dio stesso.
Operate per radicarvi più profondamente in questa convinzione. Appena sarà radicata, comincerà a scendervi nel cuore la pace propria della convinzione che state servendo il Signore. Questo inizio comprende tutto. Persino quando vi chiederanno di rammendare il calzino del vostro fratello minore – e lo farete in nome dei comandamenti del Signore: ubbidire e aiutare -, questo sarà aggiunto alla somma delle opere gradite a Dio. Sarà così per ogni passo, per ogni parola, per ogni movimento e per ogni sguardo; tutto può diventare un mezzo per vivere secondo la volontà del Signore e perciò, un passo verso l’ultima mèta.
I progressisti hanno preso di mira tutta l’umanità o, per lo meno, tutto il proprio popolo per intero. L’umanità e il popolo, tuttavia, non sussistono come una persona perché si possa far qualcosa per loro, ora. Essi sono composti di singole persone: facendo qualcosa per qualcuno lo facciamo per tutta l’umanità.Se ognuno, senza volgere lo sguardo all’umanità in generale, facesse il possibile per chi ha di fronte, tutti gli uomini, nel complesso, in ogni momento, otterrebbero ciò di cui necessitano tutti i loro bisogni e, soddisfacendoli, compirebbero il bene di tutta l’umanità composta di abbienti e non abbienti, di ricchi e poveri. Si ha, invece, in mente il bene di tutta l’umanità, e poi si disattende chi si ha di fronte e ne vien fuori che non si ha la possibilità di operare universalmente; si disattende ciò che è particolare e così non si fa nulla per lo scopo fondamentale della vita.
A San Pietroburgo mi raccontarono questo episodio. Un gentleman, ad una riunione di questi giovani impegnati per il bene universale – eravamo nel culmine del delirio progressista -, tenne un forte discorso sull’amore verso l’umanità e verso il popolo. Tutti ne rimasero ammirati. Poi fece ritorno a casa. Un uomo che lo serviva, lo indispose poiché non gli aprì la porta subito, poi perché non gli diede subito la candela, poi accadde qualcosa alla canna fumaria, ed era freddo nella stanza… Alla fine, il nostro filantropo non ce la fece più e diede una lavata di capo al servitore. Quello replicò e questo gli diede un colpo al petto. Ed ecco li nostro giovanotto: là si riscaldava d’amore per l’umanità, e qui non riusciva neppure a comportarsi con un uomo come di dovrebbe. E, al tempo del primo scoppio del delirio progressista, delle ragazze, occupate in una tipografia, non di rado lasciavano le loro madri senza un pezzo di pane, mentre tutti sognavano di andare avanti e di lavorare per il bene dell’umanità. La rovina è venuta da un’ampiezza di orizzonti troppo grande. E’ meglio abbassare gli occhi umilmente, guardarsi sotto i piedi e distinguere come e dove volgere il passo seguente. Questo è il cammino più giusto.
Vi ripeto ancora che vi parlo di tutto ciò perché vi rimanga impresso nella memoria, proteggendovi così dall’annebbiamento che portano all’anima i sogni progressisti.
Teofane il Recluso