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giovedì 11 febbraio 2016

L'Immacolata Concezione - Vox populi, vox Dei

Che cos'è accaduto alla grotta di Lourdes? la bella signora veduta da Bernadette Soubirous - persona molto semplice, coi piedi per terra e senza manie di esibizionismo - era veramente la Madonna, un'allucinazione, o addirittura un inganno del maligno? Non molto tempo fa trovai un articolo sulle presunte apparizioni mariane che diceva peste e corna di tutte quante: per carità, in molti casi l'inganno è palese, non nel senso di una macchinazione diabolica (come mi capitò di leggere sul blog delirante di un privato) ma di una volgare trovata pubblicitaria; altre volte finiscono alla ribalta persone con qualche squilibrio latente, che avrebbero piuttosto bisogno di quiete e di essere curate; in certi santuari poi - tra cui uno molto "gettonato" in tutti i sensi... - si verificano tuttora fatti inspiegabili e inquietanti da cui, nel dubbio, è meglio girare alla larga.
In realtà per destreggiarsi basta esaminare con spirito critico i tanto decantati messaggi e ogni volta chiedersi: queste parole hanno un senso logico, ed è un senso cristiano? davvero la Madre di Dio può aver detto questo? il più delle volte io mi trovo a rispondere di no, ma bisogna anche dire che fino ai tempi della cresima io credevo a malapena alla terra che calpestavo, e lo scetticismo è un'erbaccia che non si radica tanto facilmente. Eppure è proprio lo stesso spirito critico che da tempo mi fa dubitare: e se tra tutte quelle visioni fasulle ce ne fosse una, anche solo una che non lo è: se per ipotesi la Madonna avesse veramente qualcosa da dire chi sono io, o chiunque altro, per dire che non è possibile solo perchè è successo qua ad occidente? La radice del mio dubbio è proprio il caso di Lourdes, perchè la signora aveva sì un rosario ma non pregava sè stessa, perchè su suo ordine si scoprì una fonte che ha curato tanta gente, e per come i fatti sono avvenuti.
La prima apparizione fu il giorno 11 febbraio, e Bernadette domandò più volte alla signora di identificarsi, ma la celebre risposta - io sono l'Immacolata Concezione - arrivò solo il 25 marzo, il giorno dell'Annunciazione, quando i cristiani ricordano l'unico momento della storia in cui un uomo venne al mondo senza la tara della mortalità (e anche senza l'annuncio di Gabriele sarebbe stato lo stesso, perchè a Dio nulla è impossibile: non inquiniamo, per pietà, ciò che è sacro col moralismo dei pagani!), ed è accaduto per mezzo di Maria. In questo senso il mistero della sua vita è davvero l'immacolata concezione, quella di suo figlio, ed è così che il senso comune dei fedeli l'ha sempre interpretata, in barba alle prediche dei teologi che dicono tutt'altro. Solo pochi anni prima era stata proclamata come dogma una cosa che non è certo blasfema, solo priva di fondamento, e se quella che apparve a Lourdes era veramente la Madonna, lo fece per correggere il suo popolo e riportarlo, più che alla fede, alla semplicità e alla ragione.

venerdì 24 gennaio 2014

Note sulla scultura religiosa

Molto spesso, dovendo spiegare il Vangelo, i teologi si arrampicano sugli specchi nel tentativo di precisare cosa si intende con "i fratelli di Gesù", giudicando come una bestemmia l'idea che potesse avere dei fratelli veri e propri. A parte che non vedo cosa ci sia di terribile a pensare che sia cresciuto in una famiglia normale, superaffollata come si usava ai tempi suoi (e come si usa ancora in Paesi meno barbari del nostro), ma trovo che insistere tanto su un simile dettaglio sia inutile. I fratelli di Gesù siamo noi, qualsiasi cristiano viene adottato al momento del battesimo, una volta che si comprende questo fatto rimane ben poco da ricercare. Chi lo fa, come minimo, ha le idee un po' confuse su ciò che crede.
E' proprio questo senso immediato di parentela uno dei motivi (gli altri li spiego in un libro, che è ancora in alto mare) per cui io nella mia ignoranza dico sì all'uso delle sculture in casa dei fedeli, purchè siano fatte con buonsenso e non diano luogo a fantasticherie. Non parlo di sculture come la Madonna di Oropa o il san Pietro che c'è nella basilica di Roma, autentiche icone a tre dimensioni che per la loro solennità possono stare solo in una chiesa, fosse pure la più spoglia cappelletta di montagna. Men che meno di quelle statue issate su un piedistallo, dalla posa teatrale e dall'espressione stravolta, tali da confondere le idee a chi non è pratico di psicologia, vale a dire la grande maggioranza dei battezzati. Tra i due estremi c'è una miriade di opere della devozione popolare, semplici, composte, tanto più preziose quanto più rimaste immuni dalla baraonda postridentina, non necessariamente antiche.
Nell'associazione che mi ospitava c'era una madonnina simile a questa (http://www.apostolatoliturgico.it/Prodotti/oggetti-per-la-pieta-dei-fedeli/statue/nostra-signora-di-misericordia/r-01-2908l.aspx), grande all'incirca un metro e mezzo, senza mantelli di broccato, corone o altre simili smancerie: era di resina, neanche di terracotta, ma per chi volesse veramente concentrarsi a pregare sembrava una perla rara, nel bel mezzo di una città barocca. Una statua simile non vale nè più nè meno di un'icona, è una cosa diversa: non da accendere lumini o da cantare inni ma da parlarci spontaneamente, faccia a faccia, magari con un rosario tra le mani.
Al momento di sgomberare i locali, la statua fu spedita ad un monastero, che se non sbaglio era da ricostruire dopo il terremoto in Abruzzo, ma oggi penso a quanto starebbe bene qualcosa di simile all'interno del futuro Centro Studi: non tanto per me o per gli altri operatori, quanto per i piccoli pazienti in sala d'attesa.

giovedì 13 giugno 2013

Un uomo perbene

Normalmente i testi sacri non si recensiscono, ma gli apocrifi sono un caso a sè: il motivo per cui sono stati esclusi dal  canone e non vengono mai letti in chiesa è proprio il grn miscuglio che si è creato t ra le verità di fede e la fantasia dei traduttori, che spazia dalla poesia pura fino allo spiritismo di bassa lega. Nel mezzo c'è il vero miraggio di chiunque sappia tenere una penna in mano: riferire i fatti allo stato puro, senza aggiungere o togliere una sola virgola, che è poi il segno grafico di un respiro.
Ci sono riusciti gli anonimi autori dei Vangeli dell'infanzia, raccogliendo testimonianze sugli anni di Gesù in Egitto che solo una persona poteva conoscere. E' in questi episodi, non in certi "messaggi" di dubbia provenienza, che si sente la voce di Maria e tutta la sua riconoscenza verso il marito che più volte l'aveva salvata da un mare di guai. Il primo episodio è quello che tuti conoscono: a quei tempi l'adulterio era un reato punito con la lapidazione, e Giuseppe non voleva che la sua fidanzata fosse condannata a morte: qualunque cosa fosse accaduta durante la sua assenza, quel bambino non ne aveva colpa. E anche quando furono tutti al sicuro in Egitto, non doveva essere facile vivere assieme a una donna abituata a parlare con gli angeli e un bambino che giocava a compiere prodigi.
Giuseppe, più di Giovanni Battista, è stato l'ultimo personaggio del Vecchio Testamento: non aveva mai avuto tendenze mistiche in vita sua, portava avanti la sua bottega e ringraziava il Signore per la prosperità che gli concedeva: se il suo figlio adottivo avesse provato a spiegargli in anticipo quel famoso paragone dei gigli del campo (che è rivolto a tutto il popolo e non solo a pochi eletti, anche se nessun parroco si azzarda a dirlo apertamente), forse non ne avrebbe capito il senso. Come san Pietro, era forse un tipo un po' brusco, ma persona perbene: non leggiamo una sola volta che abbia caricato dei pesi sulle spalle della moglie, o che l'abbia mai lasciata in laboratorio a sostituirlo e tantomeno ha mai sfruttato la sua istruzione al tempio per mandarla a fare la scriba o a litigare al banco delle imposte.
Oggi, anno Domini 2013, dietro queste pagine c'è una blogger che soffre terribilmente del vizio dell'ira, specie di fronte a certi episodi. Ogni volta che sto per alzare le mani su qualcuno, vorrei avere la prontezza di invocare s. Giuseppe o qualsiasi altro abitante del cielo, perchè vada a difendere quelle povere schiave; perchè ragionando a mente fredda, mi rendo conto che se riesco a pregare per loro, diventa una guardia anche per me contro il vero ideatore di tutte le prepotenze del mondo.

domenica 16 maggio 2010

Maria nel Corano

Un giorno Zakaria andò a visitare Maryam nella sua cella,
per portarle cibo bevande e insegnamenti, come accadeva ogni
giorno. Era un giorno di inverno e quando entrò trovò di
fronte a lei un piatto pieno di frutti estivi, fichi freschi
e grappoli d’uva, come narrano i sapienti. Zakaria le
chiese da dove provenissero questi frutti e lei rispose:
“Mi sono stati dati da Allah l’Onnipotente”. Zakaria
sapeva che si trattava di un miracolo perché i frutti
erano freschi ma fuori stagione e quindi il sospetto non
penetrò nel suo cuore. Se così non fosse stato, avrebbe
potuto pensare che qualcuno era riuscito di nascosto a fare
una copia della chiave della cella di Maryam e la andava a
visitare quando lui era assente. Per alcuni giorni il
miracolo continuò; ogni volta che Zakaria la andava a
trovare, la incontrava con un piatto di frutta fresca, come
narrato nel Sacro Corano:

“Ogni volta che Zakaria entrava nel santuario trovava cibo
presso di lei. Disse: “O Maria, da dove proviene
questo?”. Disse: ” Da parte di Allah”. In verità
Allah dà a chi vuole senza contare.” (La Famiglia di
Imran, 37).


Queste parole di Maria in arabo recitano più o meno così
“qalat huwa min ‘indi Allahi ‘inna Allaha yarzuqu many
yasha-’u bighayri hisab” . In diverse moschee, queste
parole sono calligrafate o incise intorno al mihrab, la
nicchia dove prega l’imam, per ricordare il miracolo
avvenuto a Maria, “purificata ed eletta tra tutte le donne
del mondo” (La Famiglia di Imran, 42).

giovedì 8 ottobre 2009

Custodi della fede

A pochi giorni dalla festa del Velo di Maria (detta anche festa della Protezione) ecco un brano di Pavel Evdokimov sul privilegio del silenzio di cui il velo è simbolo fin dalla notte dei tempi:

"La donna ha la sua maniera d'essere, un suo modo di esistenza, il dono di tessere il proprio essere con la sua relazione particolare con Dio, con gli altri, con se stessa. Nonostante le deformazioni storiche di fondo di sè il mistero del suo essere e dei suoi carismi: ciò che S. Paolo designa con il simbolo eternamente ricco del velo (1 Cor. 11), segno evidente del sacro. Al contrario, la grande Prostituta di Babilonia (Ap. 17) profana e degrada la propria femminilità in quanto essenza religiosa del femminile; essa strappa il suo velo, si denuda, si disincarna del mistero femminile, del fiat pronunciato alla sua eterna maternità. Ogni donna deve decifrare questo mistero per leggervi il suo destino, la sua vocazione, i suoi carismi.
Il racconto biblico della prima monade umana Adamo-Eva mostra in essa l'archetipo originale della consustanzialità dei principi complementari. La caduta li polarizza, e da allora o sono dei contrari in lotta, o delle alterità che si accettano e si completano, per farne una nuova creatura in Cristo.
L'uomo supera il proprio essere, è più esteriorizzato; il suo carisma di espansione dirige il suo sguardo al di là di sè: egli riempie il mondo delle sue energie creatrici, si impone, padrone e conquistatore, ingegnere e costruttore. Riceve accanto e sè la donna, suo aiuto. Questa è insieme sua fidanzata, sua sposa e sua madre.
Più interiorizzata, la donna resta agevolmente nei limiti del suo essere, di cui riempie il mondo con la sua presenza irradiante. Gloria dell'uomo (1 Cor. 11, 7), nella sua purezza luminosa è come uno specchio che riflette il volto dell'incontro tra Dio e l'uomo. lo rivela a se stesso, e con ciò lo corregge. Così aiuta l'uomo a comprendersi e ad attuare il senso del proprio essere: lo completa decifrando il suo destino, perchè è con l'aiuto della donna che l'uomo diventa più facilmente ciò che è.
La parola di S. Pietro (1 Pt. 3, 4) si rivolge a ogni donna e contiene tutto un vangelo del femminile sulla sua maternità spirituale. Questo testo definisce con esattezza il suo carisma fondamentale: la generazione dell'uomo nascosto nel suo cuore, homo cordis absconditus.
L'uomo è più incline ad interessarsi solo della propria causa; al contrario l'istinto materno della donna come nelle nozze di Cana (Gv. 2, 1 e segg.) scopre immediatamente la sete dello spirito anche degli uomini e trova la sorgente eucaristica per estinguerla. Il rapporto sociologico madre-figlio fa che la donna, Eva-fonte di vita, vigili su tutto l'essere, protegga la vita del mondo. Il suo carisma della maternità interiorizzata e universale porta ogni donna verso l'affamato e il bisognoso, e precisa mirabilmente l'essenza femminile; vergine o sposa, ogni donna è madre in aeternum: è il carattere sacramentale iscritto nel suo stesso essere. Le componenti della sua anima la predispongono a "covare" tutto ciò che trova sul suo cammino, a scoprire nell'essere più virile e più forte un fanciullo debole e senza difesa.
Se si definisce l'amore maschile: amare è avere bisogno, per la donna amare è soddisfare un bisogno, prevenirlo e precorrerlo. Gesù vedendo sua madre e vicino a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: Donna ecco tuo figlio. Parola fondamentale che fa della Vergine Maria, figura della Chiesa-Madre e di ogni donna, un essere ecclesiale: l'eterno-virgineo, l'eterno-femminino che ne deriva, e l'eterno-materno, archetipo della Magna Mater.
Conquistatore, avventuriero, costruttore, l'uomo non è eterno nella sua essenza. Un antico testo liturgico proietta sulla maternità della Vergine la luce della paternità divina: Tu hai generato il Figlio senza padre, quel Figlio che il Padre prima dei secoli ha generato senza madre. La maternità della Vergine si pone così come figura umana della Paternità divina.
Si coglie la sua potenza salvatrice se si comprende che Eva non fu tentata in quanto sesso debole; al contrario, è stata sedotta perchè è lei che rappresenta il principio dell'integrazione religiosa della natura umana; colpita al cuore, questa soccombe immediatamente: Adamo la segue, docilmente (la donna mi ha offerto il frutto!), senza offrire alcuna resistenza, senza formulare domanda.
Se la caratteristica dell'uomo è agire, quella della donna è essere: ed è lo stato religioso per eccellenza. L'uomo crea la scienza, la filosofia, l'arte, ma altera tutto con una tremenda obbiettivazione della verità organizzata.
La donna è l'opposto di ogni obbiettivazione, il suo forte non è la creazione ma la generazione. Nel suo essere stesso, essa è il criterio che corregge ogni astrazione per ricollocare al centro i valori, per fare in modo che si manifesti correttamente il verbo maschile. Istintivamente la donna difenderà sempre il primato dell'essere sulla teoria, dell'operativo sullo speculativo, dell'intuitivo sul discorsivo. (...) L'uomo ex-statico è nell'estensione di se stesso, nella proiezione del suo genio al di fuori, per dominare il mondo; la donna in-statica è rivolta verso il proprio essere, verso l'essere. Il femminile si esercita a livello della struttura ontologica; non è il verbo ma l'esse, il grembo della creatura. E' questa la manifestazione della santità, quella santità dell'essere che è insopportabile ai demoni; e non mediante gli atti ma nella sua purità-santità la donna ferisce il dragone alla testa. (...)
Alla Russia del XX secolo è stato dato di passare attraverso il baratro di un destino storico unico; questa esperienza è ricolma di un senso profetico per quelli che sanno leggerla nel libro del tempo. I grandi spirituali, gli startzy, hanno manifestato un interesse tutto speciale verso la diaconia della donna. Così gli startzy Macario e Ambrogio di Optina, seguendo l'esempio profetico di San Serafino di Sarov, si sono consacrati alla missione femminile, alla formazione apostolica della donna, e ciò testimonia la loro sorprendente chiaroveggenza.
La donna ha una percezione intuitiva, dal suo stesso grembo, dei valori dello Spirito: è dotata di senso religioso; "l'anima è naturalmente cristiana" è detto anzitutto delle donne. I marxisti l'hanno avvertito perfettamente. L'emancipazione delle donne e l'uguaglianza dei sessi sono in primo piano nelle loro preoccupazioni. La virilizzazione della donna tende a modificare il suo tipo antropologico, a tenderla perfino nella sua psiche identica all'uomo.
Questo progetto di livellamento nasconde una lotta fra le più violente contro la legge di Dio e mira all'annientamento dello stato carismatico femminile. Ora, la testimonianza è oggi unanime: la fede nella Russia sovietica fu conservata dalla donna russa; e tutti sono meravigliati per la parte della donna nella trasmissione della fede. Il rinnovamento religioso e la continuità della tradizione sono dovute alla sposa e alla madre. La donna, la ragazza russa, in pieno movimento di socializzazione, aspirano il più spesso e in una maniera sorprendente a interiorizzare e a vivere la verità che esse leggono sulle icone della Theotokos. La loro femminilità discreta sembra ispirarsi più alle "Vergini della tenerezza" che all'ideale essenzialmente virile del regime. E' la donna russa, con i suoi carismi, che, senza violenza, conserva i valori eterni, e rifà dal di dentro la Russia cristiana.
Dal cuore della donna scaturisce spontaneamente, istintivamente, la resistenza invincibile al materialismo e a tutti gli elementi demoniaci della decomposizione della civiltà moderna. La salvezza del mondo non verrà che dalla santità; ora, questa è più interiore alla donna nelle condizioni della vita moderna.
Secondo gli spirituali, il silenzio possiede un valore immenso. Il silenzio attivo è popolato di presenze: Chi sa ascoltare il Verbo, sa ascoltare il silenzio. In un certo senso, anche la liturgia è il silenzio dello spirito che ascolta cantando, e questo silenzio è parte integrale dell'ufficio, come lo sono i silenzi di una sinfonia. Così la Vergine conservava le parole del Figlio nel suo cuore (Lc. 2, 51).
Il velo, segno del sacro e del mistero, di cui parla San Paolo, passa, nel tempo pre-apocalittico, all'immagine della donna vestita di sole, della donna rivestita del Verbo. Con tutto il suo essere essa lo predica; con una irradiazione ontologica, lo genera; dalle profondità del suo grembo, del suo cuore, essa porge la Parola al mondo."

sabato 1 agosto 2009

Sulla Dormizione

E tu, la più santa delle tombe consacrate, almeno dopo la tomba vivificante del Signore, che fu la culla della resurrezione- io ti parlerò come parlerei a un essere vivente -, dov'è l'oro puro che le mani degli apostoli deposero in te come un tesoro? Dov'è la ricchezza inesauribile? Dove è l'oggetto prezioso ricevuto da Dio? Dov'è la tavola vivente, il libro nuovo in cui ineffabilmente la Parola divina si è inscritta senza l'ausilio della mano? Dov'è l'abisso della grazia, l'oceano delle guarigioni? Dov'è la fonte generatrice di vita? Dov'è il corpo della Madre di Dio, oggetto di tanti voti e tanto amore?
Perché cercate in una tomba colei che fu elevata alle dimore celesti? Perché mi fate domande sulla sua scomparsa? Io non so contrastare la volontà divina. Quando ha lasciato la sindone, che ha santificato anche me impregnandomi di soave profumo e facendo di me un tempio divino, il corpo santo è stato rimosso e se ne è andato, accompagnato da angeli e arcangeli e da tutte le potenze celesti. Adesso mi custodiscono gli angeli; in me dimora la grazia di Dio. Io sono diventata per i malati la medicina che scaccia i mali, io la fonte eterna della guarigione, io la difesa dai demoni; io sono diventata la città in cui trovano protezione tutti coloro che si rifugiano".
Giovanni Damasceno - Sulla dormizione II, 17

La dormizione della Tuttasanta

di Georgios Karalis
Il 15 agosto la Chiesa cristiana festeggia la Dormizione di Maria. Secondo la tradizione ortodossa dal 1 al 14 agosto si deve digiunare, fatta eccezione per il 6 di quel mese, che è la festa della Trasfigurazione, in cui si mangia pesce. Il popolo greco chiama il digiuno di agosto “piccola quaresima” e la festa della Dormizione di Maria “Pasqua dell’estate”. Esso riconosce, pertanto, l’incontro della Tuttasanta con la morte come un episodio molto importante che riguarda la nostra vita.
È a tutti noto che il centro dell’insegnamento cristiano, la festa per eccellenza, è l’incontro del Figlio Unigenito di Maria con la morte, da dove è scaturita la risurrezione dei morti. Ma non è sicuramente meno importante anche il confronto della Madre con l’ultimo nemico dell’umanità. E questo non solo perché rivela delle dimensioni importanti del mistero della salvezza del mondo, che Cristo ha attuato in modo unico e insuperabile, ma perché Maria ha affrontato la morte con estrema umiltà, con fede in Dio e abbandono in Lui, anche se essa avrebbe potuto non morire in quanto “Madre della Vita”.
In effetti, per la teologia ortodossa la morte è l’ultimo risultato del peccato dell’uomo, della sua incapacità di esistere come Dio lo ha plasmato. Se il Dio-uomo (il Theantropos) ha fatto agire nella propria natura la morte volontariamente, perché voleva salvare tutti noi, sua Madre ha subito la morte senza alcuna protesta, pacificamente, per testimoniare da una parte che la sua origine è l’umanità decaduta, dall’altra parte per comprovare la trasmissione “economica” della mortalità nel suo Figlio che è Dio e uomo.
Ma la morte e la mortalità che caratterizzano l’uomo non sono solo semplici processi momentanei con i quali finisce la nostra vita sulla terra o si rovina il nostro corpo dando così la possibilità all’anima di volarsene via. Sono malattie sostanziali che esistono già nei primi passi della nostra esistenza e permangono fino all’ultimo suo istante, malattie che sfociano nel decesso e nella decomposizione. Sta proprio in questo la grandezza della Tuttasanta. Pur avendo il diritto di trascendere la mortalità, a causa della sua unica partecipazione all’incarnazione del Logos immortale e del suo contatto vivificante con Lui, essa ha voluto subire naturalmente il comune destino e non evitarlo. Una posizione, questa, tanto saggia e tanto giusta. Perché, come si sarebbe potuto credere al fatto che essa ha trasmesso la mortalità a Dio, se lei stessa si fosse presentata immortale? Ella è rimasta, però, estranea a quelle manifestazioni della mortalità che tutti gli esseri umani hanno la possibilità di evitare, anche se sono veramente pochissimi quelli che le evitano del tutto. Perché, se è vero che la mortalità è dentro la nostra consistenza biologica, allora essa appare in tutte le manifestazioni della nostra vita naturalmente. In questo senso, anche il pianto del bambino, il gioco del ragazzo, il sogno dell’adolescente, la professione dell’adulto, la creazione di ogni artista e in genere ogni piega della nostra civiltà non sono nient’altro che manifestazioni di questa nostra malattia e rivelazioni della nostra ferita senza una tendenza di guarigione.
Per questo motivo la Tuttasanta ha vissuto una vita così nascosta, così silenziosa sulla terra. Perché non partecipava alle nostre passioni e non poteva essere colpita da esse. E morì senza la minima resistenza alla morte, perché sapeva che sarebbe rimasta sempre viva e “Madre di Vita”.Non si sono mai saputi i suoi pianti di bambina, né i suoi giochi di ragazza. Nessuno ha mai conosciuto i suoi sogni di adulta, perché la continua presenza della realtà increata che era sempre con lei, fin da piccola, rendeva tutto ciò inutile. Neppure ella si è distinta in qualche professione né ha ottenuto qualche risalto nelle scienze o nelle arti. Estranea a tutto ciò, ha mostrato concretamente quanto distava dalla nostra malattia umana. Per questo, partendo da questo mondo con la sua mistica, indicibile e reale Dormizione, ha concluso la sua grande lezione, che è il silenzio della sua vita terrena. Il nascondersi è la medicina per la nostra malattia. Nascondersi non in un modo vuoto e senza logica. Ma pieno della fede nel Logos Risorto della vita, nel suo Figlio e suo Dio alla cui volontà mai ha detto no.
Se eliminare ogni distinzione egoistica personale e sociale è la condizione per la salvezza, se scomparire “fino alla morte” da ogni scena “spirituale”, “civile” o “sociale” è la via, la verità e la vita per i cristiani di ogni epoca, e se questo è il messaggio silenzioso che la Madre di Dio praticò per noi sia con la sua vita sia con la sua obbedienza “fino alla morte”, cosa succede ai nostri giorni – ci si chiede – quando invece “la libertà della persona” viene lodata molto di più della Madre degna di ogni lode? Come può un essere umano volere Dio con tutta la sua anima, come può non resistere mai alla volontà di Lui, come può annullare sempre il proprio essere privandosi di tutto fino alla negazione totale di ogni propria aspirazione e rimanere, dall’altra parte, libero e irremovibile di fronte ad ogni realtà effimera? Come ha fatto la Madre di Dio a restare, da una parte, così umile, così invisibile (senza alcuna azione importante per il mondo), durante tutta la sua vita, e, dall’altra parte, tanto attiva da cooperare con lo stesso Dio?
Queste domande in realtà non avrebbero alcun senso, se la concezione dei cristiani attuali, nonché dei teologi, in ordine alla “libertà” e alla “persona” si identificassero con quella dei Padri della Chiesa.
In effetti, per i Padri la libertà è una proprietà della natura, di “ogni natura razionale”, e per questo è del tutto estranea sia alla “persona” sia al “peccato”, che è sempre una scelta personale. “Non abbiamo una forza naturale per creare il peccato” ma “subiamo contro natura la nostra gnômê (persuasione personale), che produce accidentalmente il peccato”, insegnano i Padri della Chiesa. Pecchiamo soltanto come persone, come distinzioni uniche e irripetibili. Ci distacchiamo con la nostra gnômê (persuasione personale) dalla comunanza della natura e soffriamo così ogni male perché la gnômê (persuasione personale) “contraddistingue la persona”. La Tuttasanta è rimasta immune dal peccato anche prima dell’Annunciazione, precisamente perché mai ha abbandonato la comunanza della natura per seguire, con la sua volontà gnomica, la scelta o l’inclinazione personale. Questo non significa certo che essa abbia messo in secondo piano la propria personalità nel suo sforzo di adattarsi alle condizioni della vita divina. Significa soltanto che non ha permesso a nessuna influenza innaturale di agire al di sopra della sua natura umana. Perché sapeva che ogni influenza di tal genere consentiva alla sua natura di muoversi al di fuori del binario prestabilito dallo stesso Creatore. Perché appunto questa è la libertà della natura. Di muoversi sempre, senza interruzione, verso il suo Creatore; non la sua possibilità di scegliere, ma la sua possibilità di superare ogni dilemma con un continuo movimento verso una destinazione fissa, verso “il fine beato per il quale tutto è stato fatto”.
Se un essere umano si attiene alla sua destinazione, secondo natura, e aspetta e vede il suo “fine”, ha come conseguenza immediata di rimanere senza peccato: “non partecipare al peccato è un’opera della natura”, insegnano i grandi Maestri e Padri della Chiesa.
Se l’uomo fosse stato soltanto natura non avrebbe mai potuto cadere nel peccato. Ma l’uomo non è solo natura; egli ha, altresì, un “modo di esistenza”: per questo è possibile peccare, sbagliare il bersaglio, non arrivare al “beato fine”. Il detto: “Non esiste un uomo che vive che non peccherà” non è motivato dalla natura umana in se stessa, perché in questo caso il peccato verrebbe attribuito allo stesso Dio, creatore di una natura cattiva. È motivato, invece, dal “modo di usare” la natura, modo che “è una proprietà assoluta di colui che usa la natura e che lo fa distinguere da tutti gli altri”. L’utilizzo personale del mondo e specialmente del corpo e dell’anima, in particolare della volontà, rende gli uomini capaci di peccare (cf Rom 5,19), semplicemente perché li separa dalla comunanza della natura, aggiungendo ad ognuno la particolarità di una cultura, di una educazione, di una civiltà, di un’arte, di una razza, di un colore, di una nazionalità, in maniera tale che tutti risultano distinti e separati. Essi si allontanano così dalla loro comune eguaglianza ed identità che avrebbe loro permesso di rimanere umili e innocenti come bambini.
La Tuttasanta ha evitato di appropriarsi della sua natura; ha evitato di accettare la precedenza del “modo di esistere” rispetto alla natura comune. Mai ha dato la priorità ad un modo di esistere proprio, per sperimentare il piacere di diversificarsi “contro natura”, che separa la natura umana in gruppi che sono in lite e guerra fra loro. Conoscendo con la sua esperienza che la “comunione” con Dio e con gli esseri umani si fa soltanto tramite le energie naturali (increate nel caso di Dio) e non tramite le persone, ha sottomesso il suo “modo di esistenza” alla sua natura, per non mutare la natura, con questo “modo di esistenza”, verso l’amore di se stessa o l’interesse proprio, isolandola dalla continua “comunione” con Dio.
La Madre di Dio non poteva sviluppare una “propria volontà” contraria alla volontà comune della natura, precisamente perché ha sottomesso la gnômê (persuasione personale) alla forza volitiva della natura, non permettendole di imprigionarla nel peccato.
Quando la volontà naturale fa il suo lavoro, e nessuna mutazione della persuasione personale minaccia la sua forza, per indurla a delle scelte personali (con i desideri e le tensioni correlative), l’uomo sperimenta la libertà, che lo unisce a Dio e non lo lascia distinguersi come persona che si appropria della natura e si allontana da Dio (peccato).La libertà secondo natura è al contempo libertà dal peccato e sottomissione reale a Dio. Per questo motivo i Padri della Chiesa non fanno nessuna distinzione fra libertà e volontà, ma identificano la volontà naturale con la libertà e la volontà personale con il peccato. Non intendono certo affermare, in questo modo, che la natura umana abbia, a partire dalla creazione, due volontà (naturale e gnomica, cioè personale); conoscono, infatti, dalla loro esperienza che, perché possa esistere una volontà personale, l’uomo deve appropriarsi della forza volitiva naturale per soddisfare mire e desideri che sono contrari alla natura, vivendo solo in termini personali e lottando contro la natura comune. Per questo motivo l’orgoglio è il peccato più grave, perché è uno sforzo continuo teso a smentire la libertà naturale, la bontà, l’amore, che l’uomo ha a causa della creazione, e a farli apparire come riuscite personali di alcuni esseri umani, cosicché la lode sia riferita a questi e non a Dio che è il creatore “di ogni virtù degna di lode”. Secondo l’antropologia ortodossa, però, l’essere umano, per diventare pieno di virtù e senza peccato, non deve compiere imprese personali, semplicemente perché la virtù e il non peccare sono dati naturali: “infatti, sono naturali le virtù e naturalmente esistono tutte, anche se tutti noi non operiamo le cose della natura; infatti se tutti attuassimo in modo uguale le proprietà della natura, scopo per il quale pure siamo nati, allora si rivelerebbe in tutti, come una sola natura, così anche una sola virtù, che non ammette il più e il meno”. Quando un essere umano opera le cose naturali, significa che si mantiene libero dal peccato. Nessuno ha allora bisogno di nascere “con l’immacolata concezione” per assicurarsi il fatto di non commettere peccati. È necessaria però la nascita dalla vergine per Colui che “vuole eliminare chi ha il dominio della morte” e liberare dal potere del diavolo e della corruzione tutti quelli che sono loro schiavi. Per questo motivo la Tuttasanta viene concepita come tutti gli esseri umani dopo la caduta e muore, come tutti dopo la caduta, per confermare sia la mortalità terrena che essa aveva e che aveva trasmesso a suo Figlio, sia il fatto che né la caduta né la corruzione hanno potuto mai eliminare la possibilità per l’uomo di vivere secondo natura, cioè senza peccare: “È possibile, anche se abbiamo un corpo mortale, non peccare”, sentenziavano i Padri.
Molti teologi non hanno capito questa nozione semplicissima e confondono il “non commettere peccati” vivendo “secondo natura” con la divinizzazione “sopra i limiti della natura”. Così credono che chi vive “secondo natura” e non commette peccati sia già salvato. La grandissima differenza fra il “non commettere peccati” e la “divinizzazione” è stata conosciuta con l’incarnazione del Logos. La mancanza totale di peccato nel Logos non dipende solo dal fatto che Egli operava le cose della natura vivendo “secondo natura”, ma principalmente dalla mancanza del “modo di esistenza (persona)” umano (mutabile, cioè), che può cadere o subire le conseguenze della caduta. A questo punto la natura umana che Egli ha assunto non aveva nessuna possibilità di peccare. I Padri della Chiesa sono andati oltre e hanno chiarito che la divinizzazione della natura umana del Dio-uomo non è solo l’effetto dell’unione delle due nature, ma principalmente è la conseguenza dell’unione ipostatica: “perché la carne rimanga carne secondo l’essenza e diventi Divina secondo l’ipostasi” . La divinizzazione della natura umana di Cristo viene fatta con l’ingresso di questa natura nell’ipostasi increata di Uno della Trinità, in modo tale che la natura umana rimanga nel contempo creata secondo la sostanza e increata secondo “il modo di esistenza”. Così, quello che Cristo assume (il proslêmma) non ha una persona umana, anche se non rimane mai privato di persona, perché ha come sua persona l’ipostasi increata del Logos
Questa “divina Ipostasi incarnata” ha reso Madre di Dio la Tuttasanta; la divina Ipostasi è uscita dalla sue viscere, divinizzando anche Maria “per grazia”, per contatto, ma non secondo l’ipostasi.
Così la Madre di Dio diventa Madre di Vita e di Salvezza, non solo per se stessa, ma anche per tutta la natura umana, adattando la sua gnômê (persuasione personale) e il suo modo di esistenza alla chiamata di Dio alla salvezza di questa natura. Ella sapeva infatti per esperienza che non basta la volontà di Dio per effettuare la salvezza delle creature razionali, ma vengono richieste anche l’intenzione e la cooperazione di coloro stessi che devono esseri salvati. E così “l’intenzione dei chiamati ha operato la salvezza”. Vivendo secondo natura, Maria era in grado di rispondere spontaneamente sia alla chiamata di Dio a diventare sua Madre, sia al sopraggiungere della morte.Nel primo caso serviva solo la forza della volontà naturale per dire “Sia fatta la tua volontà. Nel secondo caso però Ella doveva accettare la morte con la sua persuasione personale (gnômê), come un’ultima fase del mistero della salvezza, perché la volontà naturale da sola non è in grado di accettare il nemico della natura mortale. Così la Tuttasanta poteva, conservando con umiltà la sua invisibilità per il mondo, percorrere tutto lo spazio delle possibilità umane, come suo Figlio, rimanendo anche lei, come Lui, “libera nella morte” e ritornando molto presto nel suo corpo in gloria, come una vera Madre della Vita: “per questo è impossibile per lei essere dominata dalla morte”
Per la sua preghiera, Cristo, nostro Dio, salvaci!

mercoledì 29 luglio 2009

Akathistos della Madre di Dio

Il più eccelso degli Angeli fu mandato dal Cielo per dir « Ave » alla Madre di Dio. Al suo incorporeo saluto vedendoti in Lei fatto uomo, Signore, in estasi stette, acclamando la Madre così:
Ave, per Te la gioia risplende;
Ave, per Te il dolore s'estingue.
Ave, salvezza di Adamo caduto;
Ave, riscatto del pianto di Eva.
Ave, Tu vetta sublime a umano intelletto;
Ave, Tu abisso profondo agli occhi degli Angeli.
Ave, in Te fu elevato il trono del Re;
Ave, Tu porti Colui che il tutto sostiene.
Ave, o stella che il Sole precorri;
Ave, o grembo del Dio che s'incarna.
Ave, per Te si rinnova il creato;
Ave, per Te il Creatore è bambino.
Ave, Vergine e Sposa!

Ben sapeva Maria d'esser Vergine sacra e così a Gabriele diceva: « Il tuo singolare messaggio all'anima mia incomprensibile appare: da grembo di vergine un parto predici, esclamando Alleluia! »

Desiava la Vergine di capire il mistero e al nunzio divino chiedeva: « Potrà il verginale mio seno mai dare alla luce un bambino? Dimmelo! »
E Quei riverente acclamandola disse così:
Ave, Tu guida al superno consiglio;
Ave, Tu prova d'arcano mistero.
Ave, Tu il primo prodigio di Cristo;
Ave, compendio di sue verità.
Ave, o scala celeste che scese l'Eterno;
Ave, o ponte che porti gli uomini al cielo.
Ave, dai cori degli Angeli cantato portento;
Ave, dall'orde dei dèmoni esecrato flagello.
Ave, la Luce ineffabile hai dato;
Ave, Tu il « modo » a nessuno hai svelato.
Ave, la ,scienza dei dotti trascendi;
Ave, al cuor dei credenti risplendi.
Ave, Vergine e Sposa!

La Virtù dell'Altissimo adombrò e rese Madre la Vergine ignara di nozze: quel seno, fecondo dall'alto, divenne qual campo ubertoso per tutti, che vogliono coglier salvezza cantando così: Alleluia!

Con in grembo il Signore premurosa Maria ascese e parlò a Elisabetta. Il piccolo in seno alla madre sentì il verginale saluto, esultò, e balzando di gioia cantava alla Madre di Dio:
Ave, o tralcio di santo Germoglio,
Ave, o ramo di Frutto illibato.
Ave, coltivi il divino Cultore;
Ave, dài vita all'Autor della vita.
Ave, Tu campo che frutti ricchissime grazie;
Ave, Tu mensa che porti pienezza di doni.
Ave, un pascolo ameno Tu fai germogliare;
Ave, un pronto rifugio prepari ai fedeli.
Ave, di suppliche incenso gradito;
Ave, perdono soave del mondo.
Ave, clemenza di Dio verso l'uomo;
Ave, fiducia dell'uomo con Dio.
Ave, Vergine e Sposa!

Con il cuore in tumulto fra pensieri contrari il savio Giuseppe ondeggiava: tuttora mirandoti intatta sospetta segreti sponsali, o Illibata! Quando Madre ti seppe da Spirito Santo, esclamò: Alleluia!

I pastori sentirono i concenti degli Angeli al Cristo disceso tra noi. Correndo a vedere il Pastore, lo mirano come agnellino innocente nutrirsi alla Vergine in seno, cui innalzano il canto:
Ave, o Madre all'Agnello-Pastore;
Ave, recinto di gregge fedele.
Ave, difendi da fiere maligne;
Ave, Tu apri le porte del cielo.
Ave. per Te con la terra esultano i cieli;
Ave, per Te con i cieli tripudia la terra.
Ave, Tu sei degli Apostoli la voce perenne;
Ave, dei Martiri sei l'indomito ardire.
Ave, sostegno possente di fede;
Ave, vessillo splendente di grazia.
Ave, per Te fu spogliato l'inferno;
Ave, per Te ci vestimmo di gloria.
Ave, Vergine e Sposa!

Osservando la stella che guidava all'Eterno ne seguirono i Magi il fulgore. Fu loro sicura lucerna andando a cercare il Possente, il Signore.
Al Dio irraggiungibile giunti, l'acclaman beati: Alleluia!

Contemplarono i Magi sulle braccia materne l'Artefice sommo dell'uomo. Sapendo ch'Egli cara il Signore pur sotto l'aspetto di servo, premurosi gli porsero i doni dicendo alla Madre beata:
Ave, o Madre dell'Astro perenne;
Ave, aurora di mistico giorno.
Ave, fucine d'errori tu spegni;
Ave, splendendo conduci al Dio vero.
Ave, l'odioso tiranno sbalzasti dal trono;
Ave, Tu il Cristo ci doni clemente Signore.
Ave, sei Tu che riscatti dai riti crudeli;
Ave, sei Tu che ci salvi dall'opre di fango.
Ave, Tu il culto distruggi del fuoco;
Ave, Tu estingui la fiamma dei vizi.
Ave, Tu guida di scienza ai credenti;
Ave, Tu gioia di tutte le genti.
Ave, Vergine e Sposa!

Banditori di Dio diventarono i Magi sulla via del loro ritorno. Compirono il tuo vaticinio e Te predicavano, o Cristo, a tutti, noncuranti d'Erode, lo stolto, incapace a cantare: Alleluia!

Irradiando all'Egitto lo splendore del vero, dell'errore scacciasti la tenebra: ché gl'idoli allora, o Signore, fiaccati da forza divina, caddero; e gli uomini, salvi, acclamavan la Madre di Dio:
Ave, riscossa del genere umano;
Ave, disfatta del regno d'inferno.
Ave, Tu inganno ed errore calpesti;
Ave, degl'idoli sveli la frode.
Ave, Tu mare che inghiotti il gran Faraone;
Ave, Tu roccia che effondi le Acque di Vita.
Ave, colonna di fuoco che guidi nel buio;
Ave, riparo del mondo più ampio che nube.
Ave, datrice di manna celeste;
Ave, ministra di sante delizie.
Ave, Tu mistica terra promessa;
Ave, sorgente di latte e di miele.
Ave, Vergine e Sposa!

Stava già per lasciare questo mondo fallace Simeone, ispirato vegliardo. Qual pargolo a lui fosti dato ma in Te riconobbe il Signore perfetto, e ammirando stupito l'eterna sapienza esclamò: Alleluia!

Di natura le leggi innovò il Creatore apparendo tra noi, suoi figlioli: fiorito da grembo di Vergine, lo serba qual era da sempre, inviolato:
e noi che ammiriamo il prodigio cantiamo alla Santa:
Ave, o fiore di vita illibata;
Ave, corona di casto contegno.
Ave, Tu mostri la sorte futura;
Ave, Tu sveli la vita degli Angeli.
Ave, magnifica pianta che nutri i fedeli;
Ave, bell'albero ombroso che tutti ripari.
Ave, Tu in grembo portasti la Guida agli erranti;
Ave, Tu desti alla luce Chi affranca gli schiavi.
Ave, Tu supplica al Giudice giusto;
Ave, perdono per tutti i traviati.
Ave, Tu veste ai nudati di grazia;
Ave, Amore che vinci ogni brama.
Ave, Vergine e Sposa!

Tale parto ammirando, ci stacchiamo dal mondo e al cielo volgiamo la mente. Apparve per questo fra noi in umili umane sembianze l'Altissimo per condurre alla vetta coloro che lieti l'acclamano: Alleluia!

Era tutto qui in terra e di sé tutti i cieli riempiva il Dio Verbo infinito: non già uno scambio di luoghi, ma un dolce abbassarsi di Dio verso l'uomo fu il nascer da Vergine, Madre che tutti acclamiamo:
Ave, Tu sede di Dio, l'Infinito;
Ave, Tu porta di sacro mistero.
Ave, dottrina insicura per gli empi;
Ave, dei pii certissimo vanto.
Ave, o trono più santo del trono cherùbico;
Ave, o seggio più bello del seggio serafico.
Ave, o Tu che congiungi opposte grandezze;
Ave, o Tu che sei in una e Vergine e Màdre.
Ave, per Te fu rimessa la colpa;
Ave, per Te il paradiso fu aperto.
Ave, o chiave del regno di Cristo;
Ave, speranza di eterni tesori.
Ave, Vergine e Sposa!

Si stupirono gli Angeli per l'evento sublime della tua Incarnazione divina: ché il Dio inaccessibile a tutti vedevano fatto accessibile, uomo, dimorare fra noi e da ognuno sentirsi acclamare: Alleluia!

Gli oratori brillanti come pesci son muti per Te, Genitrice di Dio del tutto incapaci di dire il modo in cui Vergine e Madre Tu sei.
Ma noi che ammiriamo il mistero cantiamo con fede:
Ave, sacrario d'eterna Sapienza;
Ave, tesoro di sua Provvidenza.
Ave, Tu i dotti riveli ignoranti;
Ave, Tu ai rètori imponi il silenzio.
Ave, per Te sono stolti sottili dottori;
Ave, per Te vengon meno autori di miti.
Ave, di tutti i sofisti disgreghi le trame;
Ave, Tu dei Pescatori riempi le reti.
Ave, ci innalzi da fonda ignoranza;
Ave, per tutti sei faro di scienza.
Ave, Tu barca di chi ama salvarsi;
Ave, Tu porto a chi salpa alla Vita.
Ave, Vergine e Sposa!

Per salvare il creato il Signore del mondo volentieri discese quaggiù. Qual Dio era nostro Pastore, ma volle apparire tra noi come Agnello: con l'umano attraeva gli umani, qual Dio l'acclamiamo: Alleluia!

Tu difesa di vergini, Madre Vergine, sei, e di quanti ricorrono a Te: ché tale ti fece il Signore di tutta la terra e del cielo, o Illibata, abitando il tuo grembo e invitando noi tutti a cantare:
Ave, colonna di sacra purezza;
Ave, Tu porta d'eterna salvezza.
Ave, inizio di nuova progenie;
Ave, datrice di beni divini.
Ave, Tu vita hai ridato ai nati nell'onta;
Ave, hai reso saggezza ai privi di senno.
Ave, o Tu che annientasti il gran seduttore;
Ave, o Tu che (lei casti ci doni l'Autore.
Ave, Tu grembo di nozze divine;
Ave, che unisci i fedeli al Signore.
Ave, di vergini alma nutrice;
Ave, che l'anime porti allo Sposo.
Ave, Vergine e Sposa!

Cede invero ogni canto che presuma eguagliare le tue innumerevoli grazie. Se pure t'offrissimo inni per quanti i granelli di sabbia, Signore, mai pari saremmo a' tuoi doni che desti a chi canta: Alleluia!

Come fiaccola ardente per chi giace nell'ombre contempliamo la Vergine santa, che accese la luce divina e guida alla scienza di Dio tutti, splendendo alle menti, e da ognuno è lodata col canto:
Ave, o raggio di Sole divino;
Ave, o fascio di Luce perenne.
Ave, rischiari qual lampo le menti;
Ave, qual tuono i nemici spaventi.
Ave, per noi sei la fonte dei sacri Misteri;
Ave, Tu sei la sorgente dell'Acque abbondanti.
Ave, in Te raffiguri l'antica piscina;
Ave, le macchie detergi dei nostri peccati.
Ave, o fonte che l'anime mondi;
Ave, o coppa che versi letizia.
Ave, fragranza del crisma di Cristo;
Ave, Tu vita del sacro banchetto.
Ave, Vergine e Sposa!

Condonare volendo ogni debito antico fra noi il Redentore dell'uomo discese e abitò di persona: fra noi che avevamo perduto la grazia. Distrusse lo scritto del debito, e tutti l'acclamano: Alleluia!

Inneggiando al tuo parto l'universo ti canta qual tempio vivente, o Regina! Ponendo in tuo grembo dimora Chi il tutto in sua mano contiene, il Signore, tutta santa ti fece e gloriosa e c'insegna a lodarti:
Ave, o « tenda » del Verbo di Dio;
Ave, più grande del « Santo dei Santi ».
Ave, Tu « arca » da Spirito aurata;
Ave, « tesoro » inesausto di Vita.
Ave, diadema prezioso dei santi sovrani;
Ave, dei pii sacerdoti Tu nobile vanto.
Ave, Tu sei per la Chiesa qual torre possente;
Ave, Tu sei per l'Impero qual forte muraglia.
Ave, per Te innalziamo trofei;
Ave, per Te cadon vinti i nemici.
Ave, Tu farmaco delle mie membra;
Ave, salvezza dell'anima mia.
Ave, Vergine e Sposa!

Grande ed inclita Madre, Genitrice del sommo fra i Santi, santissimo Verbo, or degnati accogliere il canto! Preservaci da ogni sventura, tutti!
Dal castigo che incombe Tu libera noi che gridiamo: Alleluia!

IL SANTO ROSARIO in compagnia dei Beati coniugi Zelia e Luigi Martin


(Primo mistero)

Guida: Pensiamo alla famiglia di Nazaret, culla e casa di Gesù: «Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza… A Nazaret stava loro sottomesso...Sua Madre serbava tutte queste cose nel suo cuore… e Gesù cresceva in età e grazia davanti a Dio» (Lc 2, 39-52).

Lettore: «Il fiore che sta per raccontare la sua storia si rallegra di dover far conoscere le premure del tutto gratuite di Gesù, riconoscere che niente in lui sarebbe capace di attirare i suoi sguardi divini…È lui che l’ha fatta nascere in una “terra santa” e come tutta impregnata di frutti verginali».(S. Teresa di G.B., MA, 11)

Guida: - Pensiamo alla famiglia Martin, culla e casa di Teresa di Gesù Bambino… e preghiamo per la famiglia cristiana di oggi, sempre bella, ma insidiata nell’unità e continuamente stimolata dai miraggi del piacere o del tornaconto.- Padre Nostro…, 10 Ave Maria, Gloria al Padre…(Secondo mistero)

Guida: (I frutti dell’amore)Gesù ci presenta la Madre sua che in fretta si mise in viaggio per andare ad aiutare sua cugina Elisabetta (cfr. Lc 1,39).Ce la propone anche alle nozze di Cana, attenta al disagio causato dalla mancanza del vino, mentre dice ai servi «Fate quello che vi dirà»(Gv 2, 35).

Lettore: I frutti del dono di sé di Zelia e Luigi Martin si sono realizzati in consacrazioni a Dio nella vita religiosa e monastica. Questo dono e mistero della chiamata di Dio può anche lasciare perplessa la nostra sensibilità moderna che, in verità, comprende più facilmente l’affermazione di sé che non la spiritualità del dono di sé a Dio attraverso la carità, la disponibilità, l’attenzione, il servizio.

Guida: - Preghiamo perché ognuno di noi scopra, o riscopra con cuorenuovo qual è la sua vocazione: che cosa è chiamato a fare della propriavita, e chiediamo al Signore la forza e la grazia per realizzare tuttii progetti del suo Cuore.- Padre Nostro…, 10 Ave Maria, Gloria al Padre…(Terzo mistero)

Guida: Terzo Mistero«‘Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare un’ora sola?’. Vegliate e pregate per non entrare in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole»(Mc 14, 32-40).

Lettore: «In quale illusione vive la maggior parte degli uomini! Se posseggono le ricchezze vogliono gli onori, e quando li hanno ottenuti si sentono ancora infelici, perché il cuore che non cerca Dio è sempre insoddisfatto».(Da una lettera della B. Zelia Martin)

Guida: - Pensiamo a Gesù solo: nella notte, in preghiera, cerca il Padree invita anche noi a pregare e a cercarlo con il cuore attento a ciò che Lui ha sofferto per noi.- Preghiamo perché possiamo essere veri cercatori di Dio e testimoni di quell’amore che lo ha portato fino alla morte di croce.- Padre Nostro…, 10 Ave Maria, Gloria al Padre…

(Quarto mistero)

Guida: «Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire…si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori…Egli è stato trafitto per i nostri dolori e noi lo giudicavamo percosso da Dio e umiliato» (cfr. Is, 53,3-4).

Lettore: «Sorelle mie, intendo felicitarmi delle nostre tribolazioni,anzi voglio fare ancora di più: ringraziare Iddio per l’amarezza della nostra umiliazione (per la malattia mentale del papà). Non so neppure spiegarmene il perché, ma invece di accogliere le prove con disgusto, invece di lamentarmene, vedo qualcosa di misterioso e divino nella condotta di nostro Signore verso di noi. D’altronde non è passato lui stesso attraverso tutte le umiliazioni? Se sapeste come vedo il buon Dio in tutte le nostre prove! Sì, tutto è contrassegnato dal suo dito divino».(Da una lettera di Céline, figlia del Sig. Martin, alle sorelle in monastero)Guida: Gesù prende su di sé la sua croce (Mt 27, 32-37). Preghiamo perché ciascuno di noi sappia percorrere il cammino della vita anche quando è sempre in salita con prove e sofferenze.- Padre Nostro…, 10 Ave Maria, Gloria al Padre…

(Quinto mistero)

Guida: «Voi siete il sale della terra... Voi siete la luce del mondo... Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre che è nei cieli» (Mt 5,13-15).

Lettore: Gesù ci chiede di essere suoi testimoni secondo lo spirito delle beatitudini, per essere fermento cristiano nella sua Chiesa che, oggi più che mai, vive l’esperienza del Risorto in un mondo lacerato da situazioni drammatiche e peccaminose e che difficilmente scorge la luce che emana da esistenze come quelle di Zelia e Luigi Martin. Il loro messaggio di coppia buona, silenziosa,orante, capace di educare con l’esempio, ci lancia il messaggio di quanto sia importante, per essere fecondi, entrare in Dio attraverso Gesù e lasciarci afferrare dall’immensadinamica dell’amore trinitario.- Preghiamo, affinché il mondo si popoli di cristiani santi, che cercano Dio e si lasciano cercare da lui nel vissuto di ogni giorno.- Padre Nostro…, 10 Ave Maria, Gloria al Padre…,“Salve Regina”.

Orazione finale: O Padre, che nella tua meravigliosa provvidenza hai voluto associare la Vergine Maria al mistero della nostra salvezza,fa’ che, accogliendo l’invito della Madre, mettiamo in pratica ciò che Gesù ci ha insegnato nel Vangelo. Egli vive e regna per tutti i secoli dei secoli.

Amen.

martedì 28 luglio 2009

Regola mariana di s. Serafino di Sarov

La preghiera inizia così:"Padre nostro che sei nei cieli,sia santificato il Tuo Nome,venga il Tuo Regno,sia fatta la Tua volontà,come in cielo così in terra,dacci oggi il nostro pane essenziale, e rimetti a noi i nostri debiti,come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,e non indurci in tentazione,ma liberaci dal Maligno.Amen.
Tropario del tono 6°:
Spalancaci la porta della Tua benignità,benedetta Deìpara,sperando in Te non ci smarriremo;avvenga che siamo liberati per mezzo Tuo dalle avversità,sei Tu la salvezza della stirpe dei cristiani.
Prima decina.
Deìpara Vergine gioisci,colmata di grazia Mariail Signore è con Te,benedetta Tu fra le donne, e benedetto il frutto del Tuo grembo,perchè hai partorito il Salvatore delle nostre anime. (10 volte)
Ricordiamo la Natività della SS.Madre di Dio.
Tropario del tono 4°:
La Tua nascita o Madre di Dio,ha annunziato la gioia a tutto l'universo,poichè da te è sorto il Sole di giustizia,il Cristo nostro Dio,che togliendo la maledizione,ci ha donato la benedizione, e annientando la morte,ci ha donato la vita eterna. O Santissima Signora Madre di Dio,salva e proteggi i tuoi servi defunti.... ( nome dei genitori e famigliari) insieme con i Santi ,nella Tua eterna gloria.
Seconda decina.
Ricordiamo l'Ingresso al Tempio della Santissima Signora nostra la Madre di Dio.
Tropario del Tono 4°:
Oggi è il prologo della benevolenza di Dio,e la proclamazione anticipata della salvezza degli uomini,La Vergine si mostra apertamente nel Tempio di Dio,e a tutti Ella annuncia la venuta di Cristo.Anche noi gridiamo ad alta voce:Salve o compimento del piano del Creatore.O Santissima Signora nostra Madre di Dio, salva proteggi e unisci alla tua Santa Chiesa Ortodossa gli smarriti e perduti Tuoi Servi...(nomi).
Terza decina.
Ricordiamo l'Annunciazione della SS.Madre di Dio.
Tropario del tono 4°:
Oggi è l'inizio della nostra salvezza,e la manifestazione del mistero eterno.Il Figlio di Dio diviene Figlio della Vergine,e Gabriele annuncia la grazia.Perciò anche noi gridiamo con lui:"Gioisci, colmata di grazia,il Signore è con Te!".O Santissima Signora Madre di Dio,allevia le nostre pene e porta consolazione alle afflizioni e alle malattie dei tuoi servi...(nome).
Quarta decina.
Ricordiamo l'incontro della SS.Madre di Dio con S.Elisabetta.
Degno davvero è di di te beata, la Deìpara sempre beata, Tutta immacolata e Madre del nostro Dio. Più insigne dei Cherubini e senza confronto più gloriosa dei Serafini, in modo icorruttibile Dio Verbo hai partorito; la realmente Deìpara in Te noi magnifichiamo.O Santissima Signora Madre di Dio, riunisci i Tuoi Servi ...(nome) che sono lontani.
Quinta decina.
Ricordiamo la Natività di Cristo.Tropario del tono 4°:
La Tua nascita Cristo Dio nostro,ha fatto brillare nel mondo la luce della conoscenza.Per essa gli adoratori degli astri appresero da una stella ad adorarti,o Sole della giustizia, e a riconoscere Te, come l'Oriente venuto dall'alto, Signore gloria a te!O Santissima Signora Madre di Dio,dona a me che in Cristo sono stato battezzato,di rivestirmi di Cristo.
Sesta decina.
Ricordiamo la Presentazione al Tempio del nostro Signore e l'incontro col Giusto Simeone.Tropario del tono 1°:
Gioisci, o colmata di grazia,Vergine Madre di Dio,poichè da te è sorto il Sole di giustizia,il Cristo nostro Dio, che illumina coloro che sono nelle tenebre.Gioisci anche Tu giusto vegliardo,che hai ricevuto nelle tue bracciaColui che libera le nostre anime,e che ci dona la resurrezione.O Santissima Signora Madre di Dio,concedimi fino all'ultimo respiro di comunicare ai Santi Misteri di Cristo e con essi fa superare alla mia animale terribili prove.
Settima decina.
Ricordiamo la Fuga in Egitto della Sacra Famiglia.
Contacio dell'8° tono:
A Te condottiera che per noi combatti,noi tuoi devoti salvati dai pericoli,dedichiamo l'inno di vittoriacome canto di ringraziamento, o Madre di Dio.Ma Tu che possiedi una forza invincibile,liberaci da tutti i pericoli,affinché possiamo gridarti:"Gioisci o sposa inviolata!"O Santissima Signora Madre di Dio,salvami da ogni avversità!
Ottava decina.
Ricordiamo la scomparsa del dodicenne bambino Gesù a Gerusalemme e il dolore della SS.Madre di Dio per questo fatto.
Tropario del tono 7°:
Con il Tuo Spirito vieni, o Signore,poichè sei misericordioso,e abbi pietà di me come pubblicano,per l'intercessione della Tua Madre.
Nona decina.
Ricordiamo il miracolo di Cana in Galilea,quando il Signore ha cambiato l'acqua in vinoper la parola della Sua Madre:" Non hanno più vino!"
Tropario del 3° tono:
Rifugio salutare Tu sei o Madre di Dio,nel baratro delle passioni quotidiane.Riguardaci da ogni sventuracon la tua benedizione.O Santissima Signora Madre di Dio,soccorrici in tutte le nostre opere e necessità!
Decima decina.
Ricordiamo la presenza della SS.Madre di Dio ai piedi della croce, quando il dolore, come una spada,ha trafitto la Sua anima.
Contacio del tono 6°:
Non piangere per me, Madre,vedendomi nel sepolcro.Nel Tuo grembo senza semesono venuto come Figlio, risorto e glorificatoe innalzato alla gloria continuamente come Dio,confido e amo Te, glorificata.O Santissima Signora Madre di Dio,rinsalda le mie forze spiritualied esaltà l'umiltà.
Undicesima decina
Ricordiamo la Resurrezione di Cristo.
Tropario del tono 5°:
Cristo è risorto dai morticon la Sua morte ha vinto la mortee ai morti ha donato la vita.O Santissima Signora Madre di Dio,fa risorgere la mia anima,e donami una costante perseveranza nell'impegno per Cristo.
Dodicesima decina.
Ricordiamo l'Ascensione del Signore.
Tropario del tono 4°:
Fosti elevato nella gloria Cristo Dio,rallegrando i tuoi discepoli con la promessa dello Spirito Santo,e li hai rafforzati con la Tua benedizione,perchè sei il Figlio di Dio,il Redentore del mondo.O Santissima Signora Madre di Dio,sollevami dagli affanni e dai pensieri terreni e donami il desiderio per la salvezza dell'anima.
Tredicesima decina.
Ricordiamo la discesa dello Spirito Santo sul Monte Sion sulla Madre di Dio e sugli Apostoli
.Tropario del tono 8°:
Benedetto sei Tu Cristo nostro Dio,hai reso sapienti dei semplici pescatori,inviando loro lo Spirito Santo,e per loro conquistando l'universo intero.Gloria a te o Filantropo!O Santissima Signora Madre di Dio,rinforza la grazia dello Spirito Santo nel mio cuore.
Quattordicesima decina.
Ricordiamo la Dormizione della Madre di Dio.
Tropario del Tono 1°:
Nella Tua nascita sei rimasta Vergine,nella Tua dormizione non hai abbandonato il mondo o Madre di Dio.Tu sei stata trasferita alla vita, o Madre della vitae per le Tue preghiereriscatta le nostre anime dalla morte.O Santissima Signora Madre di Dio,donami una morte serena e senza travaglio.
Quindicesima decina.
Ricordiamo la Santa Protezione della Madre di Dio sui Cristiani.
Tropario del tono 4°:
Oggi noi fedeli facciamo festa con gioia,confortati dalla Tua venuta o Madre di Dio,con gli occhi fissi alla Tua mirabile icona,Ti supplichiamo con tenerezza:coprici col tuo Manto venerabile,liberaci da ogni male,e prega Cristo Tuo Figliodi salvare le nostre anime.O Santissima Signora Madre di Dio,proteggimi da ogni malee ricoprimi col Tuo puro Omoforio."
Amen.
Parrocchia dei santi Sergio, Serafino e Vincenzo, Milano

Un nuovo modo di salutare Maria


Cara Maria che Grazia ti tiene:
il Signore con te, benedetta fra le donne!
E benedetto il bambino che porti, Gesù.
Santa Maria, madre di Dio
Prega per noi viaggiatori
E accompagnaci all’arrivo
Amen


Il mio rapporto con Maria è stato discontinuo. Eppure il primo ricordo che ho nella mia vita è per lei. Stavo in una specie di culla, o comunque in un lettino con i bordi rialzati perché non cadessi, foderati morbidamente e ornati di nastri. Mia madre era in piedi lì a fianco, e diceva per me ad alta voce le preghiere della sera: “Salve Regina, madre di misericordia”. Ed io la vedevo, la Regina, lei era alta parecchi metri sopra di me e l’imbottitura del lettino, il vestito di mia madre, le tende alla finestra, si trasformavano nel suo vestito bellissimo che pendeva fino a me.
Più tardi mia madre mi raccontò che, prima che io nascessi, mi aveva raccomandato alla Madonna con una novena: dunque, prima che io potessi avere ricordi, ho avuto a che fare con lei. Poi per un lungo periodo l’ho trascurata. Da bambino e adolescente mi rapportavo a Gesù. Un giorno chiesi al mio vecchio parroco perché mai si desse tutta questa importanza a Maria. “Perché è la mamma”, mi rispose, ma mi sembrò una risposta sentimentale, mentre io ne cercavo una razionale. A vent’anni, dopo un ritiro in cui il predicatore aveva portato l’esempio di un santo che aveva fatto voto di offrire a Maria tutti i momenti della sua vita, il mio sentimento per lei si ravvivò per qualche tempo, poi tornai ad ignorarla.
Avevo già passato la cinquantina quando la riscoprii. Quando la meditazione profonda non mi riusciva, anzi persino mi annoiava, pensavo a lei come a un modello, cercavo di immaginare il suo livello di coscienza, la sua familiarità con il punto di vista divino. Quando l’amore per Dio sembrava una vuota parola, senza risonanza nella sfera della vitalità e del sentimento, pensavo alla sua felice condizione in cui l’amore di creatura, di figlia, di madre, di sposa erano una cosa sola.


Riformulare l’Ave Maria
Allora tentai di riformulare l’Ave Maria con parole mie. La prima parola, “ave”, non mi piaceva, perché non si usa più: perché non pregare con le parole di oggi? “Tutte le generazioni mi chiameranno beata” profetizza il Magnificat: anche il nostro tempo dunque è chiamato a lodarla con le proprie parole e la propria sensibilità.
Nella mia ricerca incontrai anche una ragazza che mi propose un saluto a Maria in romanesco: “Bella Marì, ‘mazza che grazia!” Ma il saluto dell’Angelo, che deve essere attuale, non può essere rozzo, deve conservare insieme delicatezza e potenza.
Il saluto riportato dal vangelo secondo Luca mi affascinava per il suono e per il significato: “Kaire Maria kekarikomene”.
Quel Kaire, la cui radice appartiene a una famiglia di vocaboli che significano grazia, carità, carisma, tempo sacro (kairòs), tradotto in latino con Ave, perde irreparabilmente. Certo, la parola AVE intrigò i Padri, appassionati di cabala enigmistica, per il fatto che è l’inversione del nome di EVA. “Sumens illud Ave Gabrielis ore, funda nos in pace, mutans Evae nomen” recita un antico inno liturgico (Accogliendo quell’Ave dalla bocca di Gabriele ci costituisci nella pace, mutando il nome di Eva). Anche il “gratia plena”, piena di grazia, è inadeguato di fronte a quella carica di cavalleria del “kekarikomene”.
È vero, neanche il testo greco conserva le vere parole dell’Angelo, a Nazareth si parlava aramaico. Oggi qualcuno vorrebbe interpretare le parole angeliche come locuzione interiore, immaginazione di Maria in preghiera. Come se il Verbo di Dio fatto vera carne non potesse essere annunciato da un messaggio fatto vera parola, vibrazione materiale di aria materiale. Però il suono di queste vere parole ci è sconosciuto, rimane un segreto tra Gabriele e Maria. Possiamo fare congetture sul saluto aramaico, ma niente di più. Il testo più vicino all’originale rimane quello greco di s. Luca, che con Maria aveva familiarità.

Kaire Maria, kekarikomene!
Come salutare oggi Maria? Si potrebbe conservare il suono antico dicendo in italiano “Cara Maria, che carico meni!”
Chi ha detto che una traduzione deve essere solo una traduzione del significato delle parole e non anche del loro suono, dell’esperienza interiore che esso produce? Anche come significato, il cara è perfetto per kaire; ma la seconda parte ha una venatura triste che non fa parte del momento “gaudioso” dell’annuncio, potrebbe andar bene per le avemarie dei misteri dolorosi.
Per molto tempo ho usato la formula:
Buon giorno Maria, grazia su grazia!
“Buon giorno” è un saluto ordinario, corrente, lo diciamo tutti. Ma lo diciamo superficialmente, senza pensare al suo significato. Detto a Maria, emerge subito come il buon giorno dell’umanità per eccellenza, il giorno in cui, in lei, l’umanità accolse la proposta divina dell’incarnazione.
“Grazia su grazia” tenta di ripetere, con la ripetizione della g e della r, il suono del kekarikomene. E nello stesso tempo tenta di fare eco all’ammirazione entusiasta espressa nel saluto angelico.
Oggi sono affascinato da una formula diversa, che cerca la sintesi fra il significato e la vibrazione della parola angelica:
“Cara Maria, che grazia ti tiene!”
Il cara significa sia “cara a noi” che “cara a Dio”, mentre la seconda parte del saluto sosta sulla meraviglia creata da Dio in Maria. E fa eco, con il ch, il gr e con la finale in ene al kekarikomene. Provate: queste parole trasportano il cuore di slancio verso Maria, come se esso si arrendesse al vento dello spirito. L’emozione accompagna la mente e anche il corpo gode della vibrazione creata dalle parole. La frase si può ripetere continuamente, come un mantra. Nella seconda parte della frase, l’Angelo ammira la grazia che “tiene” Maria. La Grazia la tiene nel senso di tenere in mano, possedere, ma anche come forza che tiene insieme la struttura completa della sua persona. Maria è costruita nella grazia fin da quando apparve nel pensiero di Dio, è la grazia che la costituisce quello che è. Non c’è affermazione dell’Io, non c’è senso di importanza personale, c’è solo grazia.
Quale sia questa grazia è spiegato da Gabriele con le parole successive: “Dominus tecum”. Come in latino, non c’è bisogno di verbi, non occorre dire “Il Signore è con te”. Sono parole esplicative del concetto di grazia. Il Signore con te: talmente con te che sta per cominciare a vivere in te come tuo figlio. All’Angelo si congiunge la Chiesa che a sua volta esclama “Benedetta fra le donne!”
Dobbiamo immaginare che l’Angelo, entrato nella dimensione umana per comunicare con questa Donna in cui ora è posto il destino dell’umanità intera, arrivi alla fisicità della parola essendo passato per la sfera emotiva. Il suo parlare non enuncia dottrine, ma si mantiene nello stato emotivo del saluto e dell’annuncio:
“Cara Maria, che grazia ti tiene: il Signore con te, benedetta fra le donne!”
Ripetere queste parole è un balsamo per noi. Inquinati da parole vuote, irritate, banali, volgari o addirittura cattive, sentiamo che la parola angelica passando attraverso la nostra bocca la pulisce e la rinnova. Le parole degli Angeli purificano l’etere in cui vengono pronunciate.

Benedetto il bambino che porti
“E benedetto il frutto del seno tuo, Gesù”.
“Zio – mi sussurra stupita la nipotina reduce da una lezione di educazione sessuale alle elementari – ma i bambini non nascono dal seno…”.
Allora qualcuno dice “del ventre”, ma ad altri il termine sembra troppo crudo. Dobbiamo chiamare un ginecologo per trovare le parole giuste per pregare? Eppure è così semplice! Quando incontriamo una donna incinta e parliamo del bambino che porta diciamo semplicemente “il tuo bambino”. Vogliamo essere sicuri di indicare una reale maternità fisica? Possiamo dire “il bambino che porti”:
“E benedetto il Bambino che porti: Gesù”

Peccatori-viaggiatori
L’incipit della seconda parte della preghiera resta intatto nella sua essenzialità:
“Santa Maria, madre di Dio”.
C’è un’ultima variante che, nella mia preghiera privata, porto al testo consueto. Preferisco dirla tutta d’un fiato, perché temo di averla fatta grossa:
“Prega per noi viaggiatori
e accompagnaci all’arrivo. Amen”
“Scusa, perché hai paura di riconoscerti peccatore?” mi chiede candidamente una suora Benedettina incontrata in un forum su internet.
Ecco, ho l’impressione che oggi, dopo un secolo di psicanalisi e di studi sul cervello, siamo così consapevoli di tanti condizionamenti alle nostre azioni da non essere spesso in grado di riconoscere un atto come “peccato”. E’ più facile riconoscere che la nostra condizione umana non è sana, che c’è una frattura profonda nella nostra coscienza, che spesso la valutazione di dove stanno il bene e il male è complicata e ci sembra che qualsiasi scelta abbia la sua parte di errore. Possiamo riconoscere che siamo in una condizione di peccato, ma ci viene difficile riconoscere quali siano i singoli peccati. Ecco, ci sentiamo pellegrini, gente in cammino verso qualcosa di meglio, forse la liberazione, forse l’illuminazione, verso la salvezza, come dice il linguaggio cristiano consueto.
“Adesso e nell’ora della nostra morte” non mi è mai piaciuto, fin da bambino. Mi pareva macchinoso e quasi ridicolo che la Madonna avesse l’elenco dell’ora della morte di ciascuno e dovesse ricordarsi di pregare per lui in quel momento. Preferisco pensare che noi ci apriamo alla sua aura (non dicevano vari santi che dobbiamo stare “sotto il manto” di Maria?) e desideriamo restare in questa sfera di energia, lungo il viaggio della vita, fino al suo termine.

Una preghiera da cui essere pregati
Una preghiera vecchia di secoli come l’Ave Maria, ripetuta per generazioni miliardi di volte, acquista una carica, una vibrazione, un’energia che la fanno risuonare direttamente nella nostra energia vitale. A volte è meglio soprassedere al bisogno di rinnovare il linguaggio per non perdere il valore di questa carica energetica legata alla devozione di tante generazioni. Però ci sono momenti in cui le parole ci appaiono usurate, obsolete, e allora la ricerca di una traduzione in un linguaggio personale può essere un aiuto a riscoprire appieno il contatto con il divino offerto dalla preghiera.
Una volta trovata la nostra Ave Maria privata, riformulata secondo il proprio gusto, diventa più facile farsene accompagnare giorno per giorno nei momenti più diversi. Non occorre pretendere di essere sempre concentrati sul significato di tutte le parole. “Il Rosario, più che una preghiera da pregare, è una preghiera da cui essere pregati” ha scritto recentemente il Maestro generale dei Domenicani. Facciamo scorrere le nostre avemarie private durante le mille attese della giornata, i momenti vuoti, i momenti difficili, i momenti in cui abbiamo bisogno di aiuto… L’aura di Maria è lì pronta ad avvolgerci come un mantello, e la vita interiore si incammina per sentieri pieni di scoperte.