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giovedì 1 dicembre 2016

Avvento (da "L'anno liturgico" di Prosper Gueranger)

All'Ufficio notturno, la Chiesa comincia oggi la lettura del Profeta Isaia (VIII sec. a. C), colui fra tutti che ha predetto con maggiore evidenza i caratteri del Messia, e continua tale lettura fino al giorno di Natale compreso. Sforziamoci di gustare gl'insegnamenti del santo Profeta, e l'occhio della nostra fede sappia scoprire con amore il Salvatore promesso, sotto i segni ora graziosi, ora terribili, con i quali Isaia ce lo dipinge. Le prime parole della Chiesa, nel cuore della notte, sono le seguenti:

Il Re che sta per venire, il Signore, venite, adoriamolo

Dopo aver compiuto questo supremo dovere di adorazione, ascoltiamo l'oracolo d'Isaia che ci viene trasmesso dalla santa Chiesa.

Qui comincia il libro del Profeta Isaia. Visione ch'ebbe Isaia, figlio di Amos, intorno a Giuda e Gerusalemme ai tempi di Ozia, lotam, Achaz ed Ezechia, re di Giuda.

Udite, o cieli, ascolta, o terra, che parla il Signore: «Dei figli ho ingranditi ed innalzati, ed essi mi sono ribelli. Conosce il bue il suo padrone e l'asino la greppia del suo possessore; ma  Israele non  ha conoscenza, il mio popolo non intende». Ahi! gente traviata, popolo carico di colpe, genia di malfattori, figli snaturati, che avete abbandonato il Signore, spregiato il Santo d'Israele; tralignaste a ritroso! Perchè attirarvi nuovi colpi persistendo nella rivolta? Tutto piagato è il capo e tutto languido il cuore. Dalla pianta dei piedi sino alla testa non c'è parte intatta, ma contusione e lividura e fresca piaga, non compresse nè fasciate, nè lenite con olio.
(Is. 1, 1-6).

Queste parole del santo Profeta, o meglio di Dio che parla per bocca sua, debbono destare una viva impressione nei figli della Chiesa, all'inizio del sacro periodo dell'Avvento. Chi non tremerebbe sentendo il grido del Signore misconosciuto, il giorno in cui è venuto a visitare il suo popolo? Egli ha deposto il suo splendore per non atterrire gli uomini; ed essi, lungi dal sentire la divina forza di Colui che si abbassa così per amore, non l'hanno conosciuto e la mangiatoie che egli ha scelto per riposarvi dopo la nascita non è stata visitata che da due animali senza ragione. Sentite, o cristiani, quanto amari sono i lamenti del vostro Dio? quanto il suo amore disprezzato soffre della vostra indifferenza? Egli prende a testimoni il cielo e la terra, scaglia l'anatèma alla nazione perversa, ai figli ingrati. Riconosciamo sinceramente che fino ad ora non abbiamo compreso tutto il valore della visita del Signore, che abbiamo imitato troppo l'insensibilità dei Giudei, i quali non si commossero affatto quando egli apparve in mezzo alle loro tenebre. Invano gli Angeli cantarono nel cuore della notte, e i pastori furono chiamati ad adorarlo e a riconoscerlo; invano i Magi vennero dall'Oriente per chiedere dove fosse nato. Gerusalemme fu turbata un istante, è vero , alla notizia che le era nato un Re; ma ricadde tosto nella sua indifferenza, e non si occupò nemmeno del grande annunzio. È così, o Salvatore! Tu vieni nelle tenebre, e le tenebre non ti comprendono. Oh! fa che le nostre tenebre comprendano la luce e la desiderino! Verrà il giorno in cui lacererai le tenebre insensibili e volontarie, con la terribile folgore della tua giustizia. Gloria a te in quel giorno, o Giudice supremo! Ma salvaci dalla tua ira, durante i giorni di questa vita mortale! Perchè attirarvi nuovi colpi? - dici - Il mio popolo non è ormai più che una piaga. Sii dunque Salvatore, o Gesù! nella Venuta che noi aspettiamo. Tutto piagato è il capo e tutto languido è il cuore. Vieni a risollevare le fronti che la confusione e troppo spesso anche vili attaccamenti curvano verso la terra. Vieni a consolare e ristorare i cuori timidi e abbattuti. E se le nostre piaghe sono gravi e indurite , vieni, tu che sei il caritatevole Samaritano, a effondere su di esse l'olio che fa sparire il dolore e ridona la salute. Il mondo intero ti attende, o Redentore! Vieni e rivelati ad esso, salvandolo. La Chiesa, tua Sposa, comincia in questo momento un nuovo anno; il suo primo grido è un grido di angoscia verso di te; la sua prima parola è: Vieni! Le nostre anime, o Gesù, non vogliono più camminare senza di te nel deserto di questa vita. Si fa tardi: la sera s'avvicina, le ombre sono scese. Levati, o Sole divino; vieni a guidare i nostri passi, e salvaci dalla morte.

LETTURE DELLA MESSA LATINA
Epistola (Rom. 13). Fratelli, riflettiamo che è già l'ora di svegliarsi dal sonno; perché la nostra salvezza è più vicina ora di quanto credemmo. La notte è inoltrata e il giorno si avvicina: gettiamo dunque via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Viviamo onestamente, come di giorno; non nelle crapule e nelle ubriachezze; non nelle mollezze e nell'impudicizia; non nella discordia e nella gelosia; ma rivestiti del Signore G. Cristo.

Il Salvatore che aspettiamo è dunque la veste che coprirà la nostra nudità. Ammiriamo in questo la bontà del nostro Dio il quale, ricordandosi che l'uomo si era nascosto dopo il peccato, perchè si sentiva nudo, vuole egli stesso servirgli di velo, e coprire tanta miseria con il manto della sua divinità. Siamo dunque preparati al giorno e all'ora in cui egli verrà, e guardiamoci dal lasciarci cogliere dal sonno dell'abitudine e della mollezza. La luce risplenderà presto; facciamo sì che i suoi primi raggi rischiarino la nostra giustizia, o almeno il nostro pentimento. Se il Salvatore viene a coprire i nostri peccati affinchè non appaiano più, noi almeno distruggiamo nei nostri cuori ogni affetto a quegli stessi peccati; e non sia mai detto che abbiamo rifiutato la salvezza. Le ultime parole di questa Epistola caddero sotto gli occhi di sant'Agostino quando egli, spinto da lungo tempo dalla grazia divina a consacrarsi a Dio, volle obbedire alla voce che gli diceva: tolle, lege; prendi e leggi. Esse decisero la sua conversione; egli risolse d'un tratto di romperla con la vita dei sensi e di rivestirsi di Gesù Cristo. Imitiamo il suo esempio in questo giorno: sospiriamo ardentemente la cara e gloriosa divisa che presto sarà messa sulle nostre spalle dalla misericordia del nostro Padre celeste, e ripetiamo con la Chiesa le commoventi suppliche con le quali non dobbiamo temere di affaticare l'orecchio del nostro Dio.

Vangelo (Lc. VI, 25-33). In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: Vi saranno dei segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra costernazione delle genti spaventate dal rimbombo del mare e dei flutti; gli uomini tramortiranno dalla paura nell'aspettazione delle cose imminenti a tutta la terra; perchè le potenze dei cieli saranno sconvolte. E allora vedranno il Figlio dell'uomo venire con grande potenza e gloria sopra le nubi. Or quando cominceranno ad avvenire queste cose, alzate il vostro capo e guardate in alto, perchè la redenzione vostra è vicina. E disse loro una similitudine: Osservate il fico e tutte le altre piante. Quando le vedete germogliare, voi sapete che l'estate è vicina. Così pure quando vedrete accadere tali cose sappiate che il regno di Dio è vicino. In verità vi dico, che non passerà questa generazione avanti che tutto ciò s'adempia. Cielo e terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

Dobbiamo dunque aspettarci di veder giungere d'improvviso la tua terribile Venuta, o Gesù! Presto tu verrai nella tua misericordia per coprire la nostra nudità, come una veste di gloria e d'immortalità; ma tornerai un giorno, e con sì terrificante maestà che gli uomini saranno annientati dallo spavento. O Cristo, non perdermi in quel giorno d'incenerimento universale. Visitami prima nel tuo amore. Voglio prepararti la mia anima. Voglio che tu nasca in essa, affinchè il giorno in cui le convulsioni della natura annunceranno il tuo avvicinarsi, possa levare il capo, come i tuoi fedeli discepoli che, portandoti già nel cuore, non temevano affatto la tua ira.

PREGHIAMO
Risveglia, Signore, la tua potenza e vieni; affinchè meritiamo d'essere sottratti colla tua protezione e salvati col tuo aiuto dai pericoli che ci sovrastano a causa dei nostri peccati.

giovedì 2 maggio 2013

Sono bambini, non sono cretini

Vicino a casa mia c'è una grossa libreria religiosa il cui titolare è uno zuccone perchè, pur sapendo benissimo che esistono opere di valore ed esiste anche un pubblico che le cerca, continua a riempire quasi tutti i suoi scaffali con volumetti di scarso contenuto, lasciando quei pochi libri che valgono la pena di essere comprati in un angolo vicino allo sgabuzzino. I titoli per ragazzi poi fanno cascare le braccia: libretti della Messa che da oltre quarant'anni propongono le solite canzonette simil-gospel, errori di traduzione da prima liceo, tagli politicamente corretti sulle pagine più dure della Scritura (poi non lamentiamoci se contro i ficcanasi e gli invidiosi di turno la gente si rivolge alla stregoneria). Come se non bastasse, nel Paese di Masaccio e di Cimabue gli editori non riescono a trovare illustrazioni che non siano angioletti naif o scene bibliche disegnate a fumetto.
Io li ho scoperti molto tardi perchè vent'anni fa ero atea, e con delle basi del genere forse sarei diventata pure laicista. Se oggi sono all'opposto, lo devo a una nonna senza troppa istruzione ma con le idee chiare, che aveva in casa dei libretti di devozione popolare scritti tra Ottocento e Novecento, e poichè non ci vedeva più tanto bene mi chiedeva di leggerle a voce alta qualche brano in latino, spiegandomelo poi in dialetto. Ora io non credo di essere un genio, ma neanche di aver bisogno di libretti per capire un rito che, proprio perchè sacro, sfugge ad ogni spiegazione: o si crede, o non si crede, si possono anche avere dubbi ma è l'esperienza che li chiarisce, non certo un manuale.
Questo vale a tutte le età, basti pensare a tanti che a causa della loro fede hanno perso la vita: Tarcisio, Agnese, Filoteia... tutti ragazzini, che forse non avevano mai imparato a leggere ma sapevano bene cosa era la Verità e cosa no. Anche senza scomodare i santi, fino a cinquant'anni fa i ragazzi, almeno in Italia, iniziavano il seminario intorno ai dieci anni, e se loro imparavano a dire la Messa in latino, perchè mai quelli di oggi non dovrebbero essere capaci ad ascoltarla in italiano?
Fino a prova contraria, i nati di questo secolo non sono stati tutti colpiti da un fulmine, e allora perchè trattarli come dei rimbambiti? La realtà è che i bambini sono molto più intelligenti di quanto si pensa, hanno solo bisogno delle condizioni adatte per dimostrarlo.

giovedì 14 febbraio 2013

Nient'altro che la verità

Nel 1998, in un'estate alpina un po' hippy, conobbi due studenti del seminario (i nomi sono stati cambiati): il più giovane, Mattia, era un tipo tranquillo con un placido sorriso stampato in faccia e una pazienza infinita con i suoi ragazzi scatenati, sembrava fatto apposta per le piccole chiesette del'alto Piemonte con la loro vita sempre uguale a sè stessa, senza santità ma anche senza grossi turbamenti; Andrea, un anno in più, era all'opposto: simpaticissimo, sempre in movimento, suonava il pianoforte, si lanciava nei balli, cantava a gran voce e, come se non bastasse, quando passava anche le pietre si sarebbero girate a guardarlo.


Fu veramente molto duro accettare l'idea che l'avrei rivisto solo ogni tanto a qualche festa o al prossimo campo estivo: almeno era quel che credevo, ma anche arrampicarmi sugli specchi così mi andava bene, anche se lui era lo studente più brillante del suo corso e io ero solo una ragazzina col pallino della scienza. Non credo che Andrea si sia mai accorto di nulla.

Poco più di un anno dopo, gente balorda mi strappò via dal mio ambiente e per alcuni anni fui una schiava, non da marciapiede ma da stracci e punture, che forse a quell'età è anche peggio. Riuscii a tenere duro trasformandomi in una vipera che pensava solo alla fama e a comandare e influenzare il prossimo.

Da allora sono passati quindici anni: grazie a Dio e ad un miracolo chiamato amore oggi sono un'altra persona, anche se per motivi di salute ho dovuto rinunciare definitivamente alla montagna; uno dei compagni di allora è in Paradiso, una è diventata buddista, gli altri sono sparsi per l'Italia e per il mondo; per il colmo dell'ironia, i due studenti sono stati entrambi assegnati come parroci al paese dove vivevo, proprio quando stavo iniziando a rifarmi una vita in città e di Andrea non mi importava più nulla. Ma il bello doveva ancora venire.

Lui, il capogruppo dall'allegria incontenibile, è diventato conformista e con un pessimo carattere: se non mi fosse ormai indifferente lo prenderei a testate, ma a causa di ciò che professo non ho più motivo di averci a che fare; Mattia invece, su cui non avrei scommesso una lira, con la sua solita flemma sta dando inizio a una rivoluzione. Tanto per cominciare porta sempre l'abito lungo che non si vedeva più da circa cinquant'anni, senza scomporsi davanti ai brontolii della vecchia generazione che aveva abolito quella divisa. Inoltre accompagna i fedeli che vogliono visitare i santuari dell'una o dell'altra apparizione, ad evitare che ascoltino troppe frottole, invece di guardarli dall'alto in basso come fanno tanti altri. Poche settimane fa ha anche tentato di ripristinare il rito tridentino, una possibilità che esiste già da qualche anno ma che nessuno aveva ancora osato in una zona dove i credenti sono pochi e per lo più anziani e progressisti.

Ovviamente quasi tutto il paese ha disertato, e le occhiate sono state più gelide che mai, ma Mattia non si scompone e ha già annunciato di voler ripetere il tentativo più volte finchè la gente non si sarà abituata. Viene da chiedersi che cosa abbiano creduto e venerato queste persone, se trattano così un religioso che sta cercando di limitare almeno l'ultima parte della valanga di errori teologici che ha soffocato tutto il secondo millennio dopo Cristo: non basta la forza di un'ideologia solo umana per provocare tanta ostilità, c'è sotto dell'altro e credo che lui se ne renda conto, a rischio di farsi detestare. Mi spiace molto, perchè anche se non lo dà a vedere certo questi atteggiamenti gli stanno facendo male.

Certo restano ancora molti passi da fare perchè in quasi tutti i Paesi latini taccia la superstizione e le chiacchiere moderniste, ed entrando in una chiesa non si senta nient'altro che la verità: ma credo che il buon Dio stia apprezzando lo sforzo, e sono felice che quando lascerò per sempre quel paese che mi ha creato un mare di guai, l'ultimo ricordo sia l'immagine di quel pretino che divenne un uomo coraggioso.