Pochi giorni fa avevo pubblicato un articolo (http://scetticismiquotidiani.wordpress.com/2013/02/07/un-professore-tra-le-nuvole/) sulla cosiddetta Generazione Dracula, quella di tanti uomini e donne nati dagli ultimi anni Venti fino ai primi Cinquanta che consumano con la loro prepotenza le vite altrui e non si sognano minimamente di mollare il loro posto di comando, che sia in una casa, un'azienda o un ente di qualsiasi dimensione. Sembrava una cappa di piombo senza via d'uscita, e invece proprio lunedì scorso arriva il segnale che nessuno più si aspettava: il vescovo di Roma, uno degli uomini più seguiti e stimati del mondo, riconosce il peso degli anni e dà le dimissioni, in barba al conformismo e a qualche teoria strampalata che pretende di vedere un merito nella debolezza e nella malattia. Mentre tutti i chiacchieroni televisivi e no vanno blaterando su complotti e dietrologie varie, lui da persona elegante qual è non si cura di rispondere nè a loro, nè a quegli altri superstiziosi e starà piuttosto pensando a fare i bagagli e a non interferire col normale corso delle elezioni.
Tutti però, sotto sotto, hanno tirato un gran sospiro di sollievo: deve essere bello andare a votare così, senza rimpianti nè sospetti infami e senza essere squadrati da capo a piedi dalla gente ancora in lutto. D'altra parte la tradizione dell'incarico a vita non si fonda da nessuna parte: san Pietro morì barbaramente ucciso dai Romani, ma non sappiamo cos'avrebbe deciso lui o uno dei suoi undici compagni se fossero stati colpiti da una malattia penosa e invalidante, o tale da far perdere il lume della ragione. Se poi qualcuno vuole sapere la mia opinione sul vero motivo delle dimissioni, per quel che vedo direi che è un'ischemia, ma non è questo il punto. Senza essere papi, siamo capaci tutti a ritirarci per non fare figuracce e non sporcarci le mani come fece Celestino V, o per lasciare un nemico a mani vuote come voleva fare Pio XII, nella cui anima Dio solo può dire se fue più forte il coraggio o la vigliaccheria: ogni tanto c'è ancora qualche zuccone che pretende di fare un processo alla memoria, come se il Padreterno seguisse il codice penale... Quello che non tutti sanno fare è riconoscere il pericolo che viene da dentro, che sia una malattia organica o una forma depressiva, di quelle talmente gravi da contagiare gli altri: capisco perfettamente che un teologo di fama mondiale non voglia essere visto dal suo pubblico sulla sedia a rotelle, o con la voce impastata o - peggio ancora - in stato confusionale: la salute è un fatto privato e intoccabile, appartiene a Dio e non ai media.
Di certo questi anni hanno fatto un gran bene a tutti: il suo predecessore, pur in buona fede, si era lasciato prendere la mano dalla sua vena teatrale, non solo per la sua persona ma per il gran bailamme che circondava le cerimonie e per il gusto dell'innovazione che poteva portare a derive progressiste. Ratzinger non sarà un gran mistico, ma è un uomo di buon senso e Dio solo sa quanto ce n'era bisogno. C'è da sperare che il prossimo continui sulla stessa rotta e abolisca una buona volta certe solennissime fesserie che risalgono al concilio di Trento se non ancora prima, altrimenti non si stupisca se la gente continua a trasmigrare altrove...
Non ci è dato sapere come il vescovo uscente di Roma passerà le sue giornate e ci va bene così, perchè d'ora in avanti non sono più affari che riguardano il popolo. Come direbbe sant'Agostino, ama e fà quel che vuoi: per servire il buon Dio non c'è bisogno di portare un abito bianco o di qualsiasi altro colore, quella è solo la vanità dell'uomo. Una cosa però la direi volentieri, se solo mi potesse leggere: Prof, se si sente, ora che è libero ci regali almeno un paio di opere sacre o di sinfonie, prima che arrivi il momento di volare via, ad accompagnare i cori degli Angeli.
Amatore di Dio è quegli, che tutte le cose naturali usa e participa sanza peccato, e secondo la sua virtù non è negligente a niuno bene. (S. Giovanni Climaco)
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giovedì 14 febbraio 2013
martedì 15 novembre 2011
Santa Pazienza: due parole sul nostro Paese
La notizia è fresca di giornata (il fatto un po' meno, pare che siano passate alcune settimane): mentre mi reco, come ogni giorno, all'ufficio che pazientemente mi sopporta da quasi un anno e ospita le mie attività benchè abbiano poco o nulla a che fare col suo ambito professionale, incrocio una locandina de La Stampa che annuncia l'ennesima boutade del sistema giudiziario italiano: una traduttrice musulmana che collabora con il tribunale di Torino sarebbe stata espulsa dall'aula con l'accusa gravissima di aver assistito all'udienza a capo coperto, in palese violazione della legge vigente, e per di più di aver commesso l'increscioso reato alla presenza di un giudice.
La prima reazione è stata secondo la logica: "Riecco un altro episodio di razzismo", a metà tra lo sbadiglio e il levare gli occhi al cielo invocando la Santa Pazienza, ormai eletta di fatto come nuova patrona d'Italia.
Arrivo in ufficio pronta a rifare per la millesima volta il predicozzo sul velo come simbolo di protezione che spesso non è accompagnato dai fatti (nessuno si chiede perchè la signora debba tutti i giorni tapinare fino in tribunale anzichè dedicarsi alla propria famiglia, come vorrebbe il Corano, la Bibbia e il semplice laicissimo buonsenso?), sul perchè a nessuna monaca cattolica è mai stato rimproverato l'uso del velo neanche da parte delle toghe rosse più agguerrite, sulle Lettere di San Paolo, sul bla, bla e ancora bla.
Trovo la versione integrale dell'articolo e scopro che la realtà è ben diversa: non di razzismo si tratta, ma di ottusità bell'e buona. Il giudice Giuseppe Casalbore, erroneamente indicato da La Stampa come pm quando in realtà è giudice ed è il presidente della prima sezione penale, ha dichiarato di aver semplicemente voluto applicare la legge, e poichè le disgrazie non vengono mai da sole gli fa eco l'avvocato di parte civile, donna e per di più presidente di un centro interculturale; cito testualmente il quotidiano perchè i fatti parlino da soli:
"Il legale pone l’accento sul decoro dovuto in aula e sceglie l’esempio delle «giovani colleghe giustamente sanzionate quando d’estate si presentano nelle aule in abiti non consoni»."
Abiti non consoni??? Ma perchè sotto al velo era in mutande questa qua???
Zittisco la parte del mio cervello che ancora ragiona in monferrino stretto e vorrebbe ripetere per telefono al tribunale la frase di cui sopra. La zittisco perchè il punto è un altro: ho assistito di persona al tipo di lezioni che frequentano i futuri avvocati e magistrati, alcune delle quali tenute dallo stesso Casalbore che se non altro aveva un minimo di verve e mi evitava di sprofondare nel sonno, e garantisco a chiunque che sia la massa di materiale da studiare a tempi di record, sia l'assenza totale di metodo, sembrano fatti apposta per rincitrullire anche gli studenti più brillanti. Tanto per dare l'idea, la prima settimana di lezione consisteva nel sorbirsi quattro ore filate di spiegazioni su come si accende un computer, come si maneggia una tastiera o un mouse, come si elabora un testo Word... spiegazioni date ad una generazione che è cresciuta a pane e videogiochi.
Non li si può neanche accusare di sadismo intellettuale, perchè anche coloro che insegnano a loro volta sono già stati cotti a puntino, e ragionano così anche nella vita professionale. Se sta scritto che i magistrati sono soggetti solo alla legge, ciò significa che tutto ciò che non è legge deve essere ignorato;tutto, anche il lume della ragione. Dei vari relatori che avevano tenuto le lezioni, uno solo sembrava essere guidato non solo dai codici ma anche da un senso morale e da una certa libertà di pensiero: era un docente emerito molto anziano, che doveva aver studiato nell'immediato dopoguerra, quando la costituzione e la repubblica erano cose cui molta gente credeva, uno di quegli uomini di legge fatti sullo stampo di uno Scalfaro o di un Einaudi, moralisti fino all'impossibile, ma in buona fede e convinti del proprio mestiere. Tutti gli altri erano una massa grigiastra, e se mai vi era stato in loro una qualche convinzione, ormai non ne restava la minima traccia.
Tali sono i personaggi che dovrebbero fare da maestri ai futuri magistrati, e tali diventeranno i loro allievi, se non smettono subito. Quanto a me, che non ho mai creduto a certe frottole, ringrazio il Padreterno di avermi tolto in tempo da quella galera.
Altro che hijab, islam, cristianesimo e costituzione: qui l'unico velo da stendere è quello pietoso.
PS: come ha giustamente ricordato il presidente del tribunale, l'obbligo di assistere all'udienza a capo scoperto è previsto per il processo civile, non per quello penale dove di solito i problemi disciplinari sono ben altri. Quindi Casalbore, oltre a passare per razzista, ha anche commesso una gaffe clamorosa.
La prima reazione è stata secondo la logica: "Riecco un altro episodio di razzismo", a metà tra lo sbadiglio e il levare gli occhi al cielo invocando la Santa Pazienza, ormai eletta di fatto come nuova patrona d'Italia.
Arrivo in ufficio pronta a rifare per la millesima volta il predicozzo sul velo come simbolo di protezione che spesso non è accompagnato dai fatti (nessuno si chiede perchè la signora debba tutti i giorni tapinare fino in tribunale anzichè dedicarsi alla propria famiglia, come vorrebbe il Corano, la Bibbia e il semplice laicissimo buonsenso?), sul perchè a nessuna monaca cattolica è mai stato rimproverato l'uso del velo neanche da parte delle toghe rosse più agguerrite, sulle Lettere di San Paolo, sul bla, bla e ancora bla.
Trovo la versione integrale dell'articolo e scopro che la realtà è ben diversa: non di razzismo si tratta, ma di ottusità bell'e buona. Il giudice Giuseppe Casalbore, erroneamente indicato da La Stampa come pm quando in realtà è giudice ed è il presidente della prima sezione penale, ha dichiarato di aver semplicemente voluto applicare la legge, e poichè le disgrazie non vengono mai da sole gli fa eco l'avvocato di parte civile, donna e per di più presidente di un centro interculturale; cito testualmente il quotidiano perchè i fatti parlino da soli:
"Il legale pone l’accento sul decoro dovuto in aula e sceglie l’esempio delle «giovani colleghe giustamente sanzionate quando d’estate si presentano nelle aule in abiti non consoni»."
Abiti non consoni??? Ma perchè sotto al velo era in mutande questa qua???
Zittisco la parte del mio cervello che ancora ragiona in monferrino stretto e vorrebbe ripetere per telefono al tribunale la frase di cui sopra. La zittisco perchè il punto è un altro: ho assistito di persona al tipo di lezioni che frequentano i futuri avvocati e magistrati, alcune delle quali tenute dallo stesso Casalbore che se non altro aveva un minimo di verve e mi evitava di sprofondare nel sonno, e garantisco a chiunque che sia la massa di materiale da studiare a tempi di record, sia l'assenza totale di metodo, sembrano fatti apposta per rincitrullire anche gli studenti più brillanti. Tanto per dare l'idea, la prima settimana di lezione consisteva nel sorbirsi quattro ore filate di spiegazioni su come si accende un computer, come si maneggia una tastiera o un mouse, come si elabora un testo Word... spiegazioni date ad una generazione che è cresciuta a pane e videogiochi.
Non li si può neanche accusare di sadismo intellettuale, perchè anche coloro che insegnano a loro volta sono già stati cotti a puntino, e ragionano così anche nella vita professionale. Se sta scritto che i magistrati sono soggetti solo alla legge, ciò significa che tutto ciò che non è legge deve essere ignorato;tutto, anche il lume della ragione. Dei vari relatori che avevano tenuto le lezioni, uno solo sembrava essere guidato non solo dai codici ma anche da un senso morale e da una certa libertà di pensiero: era un docente emerito molto anziano, che doveva aver studiato nell'immediato dopoguerra, quando la costituzione e la repubblica erano cose cui molta gente credeva, uno di quegli uomini di legge fatti sullo stampo di uno Scalfaro o di un Einaudi, moralisti fino all'impossibile, ma in buona fede e convinti del proprio mestiere. Tutti gli altri erano una massa grigiastra, e se mai vi era stato in loro una qualche convinzione, ormai non ne restava la minima traccia.
Tali sono i personaggi che dovrebbero fare da maestri ai futuri magistrati, e tali diventeranno i loro allievi, se non smettono subito. Quanto a me, che non ho mai creduto a certe frottole, ringrazio il Padreterno di avermi tolto in tempo da quella galera.
Altro che hijab, islam, cristianesimo e costituzione: qui l'unico velo da stendere è quello pietoso.
PS: come ha giustamente ricordato il presidente del tribunale, l'obbligo di assistere all'udienza a capo scoperto è previsto per il processo civile, non per quello penale dove di solito i problemi disciplinari sono ben altri. Quindi Casalbore, oltre a passare per razzista, ha anche commesso una gaffe clamorosa.
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