La notizia è fresca di giornata (il fatto un po' meno, pare che siano passate alcune settimane): mentre mi reco, come ogni giorno, all'ufficio che pazientemente mi sopporta da quasi un anno e ospita le mie attività benchè abbiano poco o nulla a che fare col suo ambito professionale, incrocio una locandina de La Stampa che annuncia l'ennesima boutade del sistema giudiziario italiano: una traduttrice musulmana che collabora con il tribunale di Torino sarebbe stata espulsa dall'aula con l'accusa gravissima di aver assistito all'udienza a capo coperto, in palese violazione della legge vigente, e per di più di aver commesso l'increscioso reato alla presenza di un giudice.
La prima reazione è stata secondo la logica: "Riecco un altro episodio di razzismo", a metà tra lo sbadiglio e il levare gli occhi al cielo invocando la Santa Pazienza, ormai eletta di fatto come nuova patrona d'Italia.
Arrivo in ufficio pronta a rifare per la millesima volta il predicozzo sul velo come simbolo di protezione che spesso non è accompagnato dai fatti (nessuno si chiede perchè la signora debba tutti i giorni tapinare fino in tribunale anzichè dedicarsi alla propria famiglia, come vorrebbe il Corano, la Bibbia e il semplice laicissimo buonsenso?), sul perchè a nessuna monaca cattolica è mai stato rimproverato l'uso del velo neanche da parte delle toghe rosse più agguerrite, sulle Lettere di San Paolo, sul bla, bla e ancora bla.
Trovo la versione integrale dell'articolo e scopro che la realtà è ben diversa: non di razzismo si tratta, ma di ottusità bell'e buona. Il giudice Giuseppe Casalbore, erroneamente indicato da La Stampa come pm quando in realtà è giudice ed è il presidente della prima sezione penale, ha dichiarato di aver semplicemente voluto applicare la legge, e poichè le disgrazie non vengono mai da sole gli fa eco l'avvocato di parte civile, donna e per di più presidente di un centro interculturale; cito testualmente il quotidiano perchè i fatti parlino da soli:
"Il legale pone l’accento sul decoro dovuto in aula e sceglie l’esempio delle «giovani colleghe giustamente sanzionate quando d’estate si presentano nelle aule in abiti non consoni»."
Abiti non consoni??? Ma perchè sotto al velo era in mutande questa qua???
Zittisco la parte del mio cervello che ancora ragiona in monferrino stretto e vorrebbe ripetere per telefono al tribunale la frase di cui sopra. La zittisco perchè il punto è un altro: ho assistito di persona al tipo di lezioni che frequentano i futuri avvocati e magistrati, alcune delle quali tenute dallo stesso Casalbore che se non altro aveva un minimo di verve e mi evitava di sprofondare nel sonno, e garantisco a chiunque che sia la massa di materiale da studiare a tempi di record, sia l'assenza totale di metodo, sembrano fatti apposta per rincitrullire anche gli studenti più brillanti. Tanto per dare l'idea, la prima settimana di lezione consisteva nel sorbirsi quattro ore filate di spiegazioni su come si accende un computer, come si maneggia una tastiera o un mouse, come si elabora un testo Word... spiegazioni date ad una generazione che è cresciuta a pane e videogiochi.
Non li si può neanche accusare di sadismo intellettuale, perchè anche coloro che insegnano a loro volta sono già stati cotti a puntino, e ragionano così anche nella vita professionale. Se sta scritto che i magistrati sono soggetti solo alla legge, ciò significa che tutto ciò che non è legge deve essere ignorato;tutto, anche il lume della ragione. Dei vari relatori che avevano tenuto le lezioni, uno solo sembrava essere guidato non solo dai codici ma anche da un senso morale e da una certa libertà di pensiero: era un docente emerito molto anziano, che doveva aver studiato nell'immediato dopoguerra, quando la costituzione e la repubblica erano cose cui molta gente credeva, uno di quegli uomini di legge fatti sullo stampo di uno Scalfaro o di un Einaudi, moralisti fino all'impossibile, ma in buona fede e convinti del proprio mestiere. Tutti gli altri erano una massa grigiastra, e se mai vi era stato in loro una qualche convinzione, ormai non ne restava la minima traccia.
Tali sono i personaggi che dovrebbero fare da maestri ai futuri magistrati, e tali diventeranno i loro allievi, se non smettono subito. Quanto a me, che non ho mai creduto a certe frottole, ringrazio il Padreterno di avermi tolto in tempo da quella galera.
Altro che hijab, islam, cristianesimo e costituzione: qui l'unico velo da stendere è quello pietoso.
PS: come ha giustamente ricordato il presidente del tribunale, l'obbligo di assistere all'udienza a capo scoperto è previsto per il processo civile, non per quello penale dove di solito i problemi disciplinari sono ben altri. Quindi Casalbore, oltre a passare per razzista, ha anche commesso una gaffe clamorosa.
Amatore di Dio è quegli, che tutte le cose naturali usa e participa sanza peccato, e secondo la sua virtù non è negligente a niuno bene. (S. Giovanni Climaco)
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martedì 15 novembre 2011
venerdì 9 ottobre 2009
Che cosa ha veramente detto il profeta Maometto
Riporto di seguito la descrizione, davvero illuminante, fatta da una ragazza musulmana sulla questione del velo che troppo spesso crea equivoci e malintesi:
"E’ indubbio che la donna musulmana non è inferiore all’uomo, ma è vero che uomo e donna devono complementarsi l’uno con l’altro nella comunità e nella famiglia. Non a caso la donna è la regina della casa , svolge un ruolo essenziale nella crescita dei figli e nella gestione della famiglia, anche rispetto agli anziani. Spesso la donna che cura la famiglia è una donna acculturata, laureata e diplomata che sceglie di mettere a disposizione il suo talento per la famiglia e la comunità. La donna italiana invece è spesso schiava del lavoro, magari si è laureata per andare a fare la telefonista o la vigilessa, ma alla fine si trova sola, in difficoltà senza il sostegno di un marito che si occupi del mantenimento economico della famiglia.
Se possedessi un oggetto di gran valore, ne avresti cura o no? Se avessi una perla o un tesoro, lo custodiresti in un luogo sicuro? Più prezioso sarebbe l’ oggetto, più lo nasconderesti alla gente. Oppure lo mostreresti a tutti? Allora, qual’è la cosa più cara che la donna possiede? Non è forse il suo pudore? Non è degno di essere protetto? Osservate le perle, sono protette da conchiglie non affatto belle, ma fondamentali ed indispensabili per preservarle. L’ hijab è mportante per la donna come la conchiglia lo è per la perla. A tale riguardo una domanda che spesso sorge spontanea: Perchè l’hijab è obbligatorio per le donne e non lo è per gli uomini? Perchè questa restrizione fu imposta solo a loro? La risposta è che una donna può attrarre cento uomini, mentre cento uomini non possono attrarre una donna, a meno che lei non lo permetta.Per questo il velo è obbligatorio solamente per loro, perchè sono la sorgente dell’ attrazione. Notiamo che nel periodo pre-islamico le donne erano giudicate ingiustamente. Gli Arabi ed i Romani le valutavano basandosi soltanto sulla loro bellezza fisica, e non su quella interiore. Poi è arrivato l’Islam per cambiare questi concetti errati, e rendere dignità all’ umanità . L’ Islam insegna agli uomini che il valore della donna è nei suoi sentimenti e nelle sue emozioni, che non ci si deve fermare soltanto alla bellezza esterna, materiale”.
da blog.vita.it
"E’ indubbio che la donna musulmana non è inferiore all’uomo, ma è vero che uomo e donna devono complementarsi l’uno con l’altro nella comunità e nella famiglia. Non a caso la donna è la regina della casa , svolge un ruolo essenziale nella crescita dei figli e nella gestione della famiglia, anche rispetto agli anziani. Spesso la donna che cura la famiglia è una donna acculturata, laureata e diplomata che sceglie di mettere a disposizione il suo talento per la famiglia e la comunità. La donna italiana invece è spesso schiava del lavoro, magari si è laureata per andare a fare la telefonista o la vigilessa, ma alla fine si trova sola, in difficoltà senza il sostegno di un marito che si occupi del mantenimento economico della famiglia.
Se possedessi un oggetto di gran valore, ne avresti cura o no? Se avessi una perla o un tesoro, lo custodiresti in un luogo sicuro? Più prezioso sarebbe l’ oggetto, più lo nasconderesti alla gente. Oppure lo mostreresti a tutti? Allora, qual’è la cosa più cara che la donna possiede? Non è forse il suo pudore? Non è degno di essere protetto? Osservate le perle, sono protette da conchiglie non affatto belle, ma fondamentali ed indispensabili per preservarle. L’ hijab è mportante per la donna come la conchiglia lo è per la perla. A tale riguardo una domanda che spesso sorge spontanea: Perchè l’hijab è obbligatorio per le donne e non lo è per gli uomini? Perchè questa restrizione fu imposta solo a loro? La risposta è che una donna può attrarre cento uomini, mentre cento uomini non possono attrarre una donna, a meno che lei non lo permetta.Per questo il velo è obbligatorio solamente per loro, perchè sono la sorgente dell’ attrazione. Notiamo che nel periodo pre-islamico le donne erano giudicate ingiustamente. Gli Arabi ed i Romani le valutavano basandosi soltanto sulla loro bellezza fisica, e non su quella interiore. Poi è arrivato l’Islam per cambiare questi concetti errati, e rendere dignità all’ umanità . L’ Islam insegna agli uomini che il valore della donna è nei suoi sentimenti e nelle sue emozioni, che non ci si deve fermare soltanto alla bellezza esterna, materiale”.
da blog.vita.it
giovedì 8 ottobre 2009
Custodi della fede
A pochi giorni dalla festa del Velo di Maria (detta anche festa della Protezione) ecco un brano di Pavel Evdokimov sul privilegio del silenzio di cui il velo è simbolo fin dalla notte dei tempi:
"La donna ha la sua maniera d'essere, un suo modo di esistenza, il dono di tessere il proprio essere con la sua relazione particolare con Dio, con gli altri, con se stessa. Nonostante le deformazioni storiche di fondo di sè il mistero del suo essere e dei suoi carismi: ciò che S. Paolo designa con il simbolo eternamente ricco del velo (1 Cor. 11), segno evidente del sacro. Al contrario, la grande Prostituta di Babilonia (Ap. 17) profana e degrada la propria femminilità in quanto essenza religiosa del femminile; essa strappa il suo velo, si denuda, si disincarna del mistero femminile, del fiat pronunciato alla sua eterna maternità. Ogni donna deve decifrare questo mistero per leggervi il suo destino, la sua vocazione, i suoi carismi.
Il racconto biblico della prima monade umana Adamo-Eva mostra in essa l'archetipo originale della consustanzialità dei principi complementari. La caduta li polarizza, e da allora o sono dei contrari in lotta, o delle alterità che si accettano e si completano, per farne una nuova creatura in Cristo.
L'uomo supera il proprio essere, è più esteriorizzato; il suo carisma di espansione dirige il suo sguardo al di là di sè: egli riempie il mondo delle sue energie creatrici, si impone, padrone e conquistatore, ingegnere e costruttore. Riceve accanto e sè la donna, suo aiuto. Questa è insieme sua fidanzata, sua sposa e sua madre.
Più interiorizzata, la donna resta agevolmente nei limiti del suo essere, di cui riempie il mondo con la sua presenza irradiante. Gloria dell'uomo (1 Cor. 11, 7), nella sua purezza luminosa è come uno specchio che riflette il volto dell'incontro tra Dio e l'uomo. lo rivela a se stesso, e con ciò lo corregge. Così aiuta l'uomo a comprendersi e ad attuare il senso del proprio essere: lo completa decifrando il suo destino, perchè è con l'aiuto della donna che l'uomo diventa più facilmente ciò che è.
La parola di S. Pietro (1 Pt. 3, 4) si rivolge a ogni donna e contiene tutto un vangelo del femminile sulla sua maternità spirituale. Questo testo definisce con esattezza il suo carisma fondamentale: la generazione dell'uomo nascosto nel suo cuore, homo cordis absconditus.
L'uomo è più incline ad interessarsi solo della propria causa; al contrario l'istinto materno della donna come nelle nozze di Cana (Gv. 2, 1 e segg.) scopre immediatamente la sete dello spirito anche degli uomini e trova la sorgente eucaristica per estinguerla. Il rapporto sociologico madre-figlio fa che la donna, Eva-fonte di vita, vigili su tutto l'essere, protegga la vita del mondo. Il suo carisma della maternità interiorizzata e universale porta ogni donna verso l'affamato e il bisognoso, e precisa mirabilmente l'essenza femminile; vergine o sposa, ogni donna è madre in aeternum: è il carattere sacramentale iscritto nel suo stesso essere. Le componenti della sua anima la predispongono a "covare" tutto ciò che trova sul suo cammino, a scoprire nell'essere più virile e più forte un fanciullo debole e senza difesa.
Se si definisce l'amore maschile: amare è avere bisogno, per la donna amare è soddisfare un bisogno, prevenirlo e precorrerlo. Gesù vedendo sua madre e vicino a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: Donna ecco tuo figlio. Parola fondamentale che fa della Vergine Maria, figura della Chiesa-Madre e di ogni donna, un essere ecclesiale: l'eterno-virgineo, l'eterno-femminino che ne deriva, e l'eterno-materno, archetipo della Magna Mater.
Conquistatore, avventuriero, costruttore, l'uomo non è eterno nella sua essenza. Un antico testo liturgico proietta sulla maternità della Vergine la luce della paternità divina: Tu hai generato il Figlio senza padre, quel Figlio che il Padre prima dei secoli ha generato senza madre. La maternità della Vergine si pone così come figura umana della Paternità divina.
Si coglie la sua potenza salvatrice se si comprende che Eva non fu tentata in quanto sesso debole; al contrario, è stata sedotta perchè è lei che rappresenta il principio dell'integrazione religiosa della natura umana; colpita al cuore, questa soccombe immediatamente: Adamo la segue, docilmente (la donna mi ha offerto il frutto!), senza offrire alcuna resistenza, senza formulare domanda.
Se la caratteristica dell'uomo è agire, quella della donna è essere: ed è lo stato religioso per eccellenza. L'uomo crea la scienza, la filosofia, l'arte, ma altera tutto con una tremenda obbiettivazione della verità organizzata.
La donna è l'opposto di ogni obbiettivazione, il suo forte non è la creazione ma la generazione. Nel suo essere stesso, essa è il criterio che corregge ogni astrazione per ricollocare al centro i valori, per fare in modo che si manifesti correttamente il verbo maschile. Istintivamente la donna difenderà sempre il primato dell'essere sulla teoria, dell'operativo sullo speculativo, dell'intuitivo sul discorsivo. (...) L'uomo ex-statico è nell'estensione di se stesso, nella proiezione del suo genio al di fuori, per dominare il mondo; la donna in-statica è rivolta verso il proprio essere, verso l'essere. Il femminile si esercita a livello della struttura ontologica; non è il verbo ma l'esse, il grembo della creatura. E' questa la manifestazione della santità, quella santità dell'essere che è insopportabile ai demoni; e non mediante gli atti ma nella sua purità-santità la donna ferisce il dragone alla testa. (...)
Alla Russia del XX secolo è stato dato di passare attraverso il baratro di un destino storico unico; questa esperienza è ricolma di un senso profetico per quelli che sanno leggerla nel libro del tempo. I grandi spirituali, gli startzy, hanno manifestato un interesse tutto speciale verso la diaconia della donna. Così gli startzy Macario e Ambrogio di Optina, seguendo l'esempio profetico di San Serafino di Sarov, si sono consacrati alla missione femminile, alla formazione apostolica della donna, e ciò testimonia la loro sorprendente chiaroveggenza.
La donna ha una percezione intuitiva, dal suo stesso grembo, dei valori dello Spirito: è dotata di senso religioso; "l'anima è naturalmente cristiana" è detto anzitutto delle donne. I marxisti l'hanno avvertito perfettamente. L'emancipazione delle donne e l'uguaglianza dei sessi sono in primo piano nelle loro preoccupazioni. La virilizzazione della donna tende a modificare il suo tipo antropologico, a tenderla perfino nella sua psiche identica all'uomo.
Questo progetto di livellamento nasconde una lotta fra le più violente contro la legge di Dio e mira all'annientamento dello stato carismatico femminile. Ora, la testimonianza è oggi unanime: la fede nella Russia sovietica fu conservata dalla donna russa; e tutti sono meravigliati per la parte della donna nella trasmissione della fede. Il rinnovamento religioso e la continuità della tradizione sono dovute alla sposa e alla madre. La donna, la ragazza russa, in pieno movimento di socializzazione, aspirano il più spesso e in una maniera sorprendente a interiorizzare e a vivere la verità che esse leggono sulle icone della Theotokos. La loro femminilità discreta sembra ispirarsi più alle "Vergini della tenerezza" che all'ideale essenzialmente virile del regime. E' la donna russa, con i suoi carismi, che, senza violenza, conserva i valori eterni, e rifà dal di dentro la Russia cristiana.
Dal cuore della donna scaturisce spontaneamente, istintivamente, la resistenza invincibile al materialismo e a tutti gli elementi demoniaci della decomposizione della civiltà moderna. La salvezza del mondo non verrà che dalla santità; ora, questa è più interiore alla donna nelle condizioni della vita moderna.
Secondo gli spirituali, il silenzio possiede un valore immenso. Il silenzio attivo è popolato di presenze: Chi sa ascoltare il Verbo, sa ascoltare il silenzio. In un certo senso, anche la liturgia è il silenzio dello spirito che ascolta cantando, e questo silenzio è parte integrale dell'ufficio, come lo sono i silenzi di una sinfonia. Così la Vergine conservava le parole del Figlio nel suo cuore (Lc. 2, 51).
Il velo, segno del sacro e del mistero, di cui parla San Paolo, passa, nel tempo pre-apocalittico, all'immagine della donna vestita di sole, della donna rivestita del Verbo. Con tutto il suo essere essa lo predica; con una irradiazione ontologica, lo genera; dalle profondità del suo grembo, del suo cuore, essa porge la Parola al mondo."
"La donna ha la sua maniera d'essere, un suo modo di esistenza, il dono di tessere il proprio essere con la sua relazione particolare con Dio, con gli altri, con se stessa. Nonostante le deformazioni storiche di fondo di sè il mistero del suo essere e dei suoi carismi: ciò che S. Paolo designa con il simbolo eternamente ricco del velo (1 Cor. 11), segno evidente del sacro. Al contrario, la grande Prostituta di Babilonia (Ap. 17) profana e degrada la propria femminilità in quanto essenza religiosa del femminile; essa strappa il suo velo, si denuda, si disincarna del mistero femminile, del fiat pronunciato alla sua eterna maternità. Ogni donna deve decifrare questo mistero per leggervi il suo destino, la sua vocazione, i suoi carismi.
Il racconto biblico della prima monade umana Adamo-Eva mostra in essa l'archetipo originale della consustanzialità dei principi complementari. La caduta li polarizza, e da allora o sono dei contrari in lotta, o delle alterità che si accettano e si completano, per farne una nuova creatura in Cristo.
L'uomo supera il proprio essere, è più esteriorizzato; il suo carisma di espansione dirige il suo sguardo al di là di sè: egli riempie il mondo delle sue energie creatrici, si impone, padrone e conquistatore, ingegnere e costruttore. Riceve accanto e sè la donna, suo aiuto. Questa è insieme sua fidanzata, sua sposa e sua madre.
Più interiorizzata, la donna resta agevolmente nei limiti del suo essere, di cui riempie il mondo con la sua presenza irradiante. Gloria dell'uomo (1 Cor. 11, 7), nella sua purezza luminosa è come uno specchio che riflette il volto dell'incontro tra Dio e l'uomo. lo rivela a se stesso, e con ciò lo corregge. Così aiuta l'uomo a comprendersi e ad attuare il senso del proprio essere: lo completa decifrando il suo destino, perchè è con l'aiuto della donna che l'uomo diventa più facilmente ciò che è.
La parola di S. Pietro (1 Pt. 3, 4) si rivolge a ogni donna e contiene tutto un vangelo del femminile sulla sua maternità spirituale. Questo testo definisce con esattezza il suo carisma fondamentale: la generazione dell'uomo nascosto nel suo cuore, homo cordis absconditus.
L'uomo è più incline ad interessarsi solo della propria causa; al contrario l'istinto materno della donna come nelle nozze di Cana (Gv. 2, 1 e segg.) scopre immediatamente la sete dello spirito anche degli uomini e trova la sorgente eucaristica per estinguerla. Il rapporto sociologico madre-figlio fa che la donna, Eva-fonte di vita, vigili su tutto l'essere, protegga la vita del mondo. Il suo carisma della maternità interiorizzata e universale porta ogni donna verso l'affamato e il bisognoso, e precisa mirabilmente l'essenza femminile; vergine o sposa, ogni donna è madre in aeternum: è il carattere sacramentale iscritto nel suo stesso essere. Le componenti della sua anima la predispongono a "covare" tutto ciò che trova sul suo cammino, a scoprire nell'essere più virile e più forte un fanciullo debole e senza difesa.
Se si definisce l'amore maschile: amare è avere bisogno, per la donna amare è soddisfare un bisogno, prevenirlo e precorrerlo. Gesù vedendo sua madre e vicino a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: Donna ecco tuo figlio. Parola fondamentale che fa della Vergine Maria, figura della Chiesa-Madre e di ogni donna, un essere ecclesiale: l'eterno-virgineo, l'eterno-femminino che ne deriva, e l'eterno-materno, archetipo della Magna Mater.
Conquistatore, avventuriero, costruttore, l'uomo non è eterno nella sua essenza. Un antico testo liturgico proietta sulla maternità della Vergine la luce della paternità divina: Tu hai generato il Figlio senza padre, quel Figlio che il Padre prima dei secoli ha generato senza madre. La maternità della Vergine si pone così come figura umana della Paternità divina.
Si coglie la sua potenza salvatrice se si comprende che Eva non fu tentata in quanto sesso debole; al contrario, è stata sedotta perchè è lei che rappresenta il principio dell'integrazione religiosa della natura umana; colpita al cuore, questa soccombe immediatamente: Adamo la segue, docilmente (la donna mi ha offerto il frutto!), senza offrire alcuna resistenza, senza formulare domanda.
Se la caratteristica dell'uomo è agire, quella della donna è essere: ed è lo stato religioso per eccellenza. L'uomo crea la scienza, la filosofia, l'arte, ma altera tutto con una tremenda obbiettivazione della verità organizzata.
La donna è l'opposto di ogni obbiettivazione, il suo forte non è la creazione ma la generazione. Nel suo essere stesso, essa è il criterio che corregge ogni astrazione per ricollocare al centro i valori, per fare in modo che si manifesti correttamente il verbo maschile. Istintivamente la donna difenderà sempre il primato dell'essere sulla teoria, dell'operativo sullo speculativo, dell'intuitivo sul discorsivo. (...) L'uomo ex-statico è nell'estensione di se stesso, nella proiezione del suo genio al di fuori, per dominare il mondo; la donna in-statica è rivolta verso il proprio essere, verso l'essere. Il femminile si esercita a livello della struttura ontologica; non è il verbo ma l'esse, il grembo della creatura. E' questa la manifestazione della santità, quella santità dell'essere che è insopportabile ai demoni; e non mediante gli atti ma nella sua purità-santità la donna ferisce il dragone alla testa. (...)
Alla Russia del XX secolo è stato dato di passare attraverso il baratro di un destino storico unico; questa esperienza è ricolma di un senso profetico per quelli che sanno leggerla nel libro del tempo. I grandi spirituali, gli startzy, hanno manifestato un interesse tutto speciale verso la diaconia della donna. Così gli startzy Macario e Ambrogio di Optina, seguendo l'esempio profetico di San Serafino di Sarov, si sono consacrati alla missione femminile, alla formazione apostolica della donna, e ciò testimonia la loro sorprendente chiaroveggenza.
La donna ha una percezione intuitiva, dal suo stesso grembo, dei valori dello Spirito: è dotata di senso religioso; "l'anima è naturalmente cristiana" è detto anzitutto delle donne. I marxisti l'hanno avvertito perfettamente. L'emancipazione delle donne e l'uguaglianza dei sessi sono in primo piano nelle loro preoccupazioni. La virilizzazione della donna tende a modificare il suo tipo antropologico, a tenderla perfino nella sua psiche identica all'uomo.
Questo progetto di livellamento nasconde una lotta fra le più violente contro la legge di Dio e mira all'annientamento dello stato carismatico femminile. Ora, la testimonianza è oggi unanime: la fede nella Russia sovietica fu conservata dalla donna russa; e tutti sono meravigliati per la parte della donna nella trasmissione della fede. Il rinnovamento religioso e la continuità della tradizione sono dovute alla sposa e alla madre. La donna, la ragazza russa, in pieno movimento di socializzazione, aspirano il più spesso e in una maniera sorprendente a interiorizzare e a vivere la verità che esse leggono sulle icone della Theotokos. La loro femminilità discreta sembra ispirarsi più alle "Vergini della tenerezza" che all'ideale essenzialmente virile del regime. E' la donna russa, con i suoi carismi, che, senza violenza, conserva i valori eterni, e rifà dal di dentro la Russia cristiana.
Dal cuore della donna scaturisce spontaneamente, istintivamente, la resistenza invincibile al materialismo e a tutti gli elementi demoniaci della decomposizione della civiltà moderna. La salvezza del mondo non verrà che dalla santità; ora, questa è più interiore alla donna nelle condizioni della vita moderna.
Secondo gli spirituali, il silenzio possiede un valore immenso. Il silenzio attivo è popolato di presenze: Chi sa ascoltare il Verbo, sa ascoltare il silenzio. In un certo senso, anche la liturgia è il silenzio dello spirito che ascolta cantando, e questo silenzio è parte integrale dell'ufficio, come lo sono i silenzi di una sinfonia. Così la Vergine conservava le parole del Figlio nel suo cuore (Lc. 2, 51).
Il velo, segno del sacro e del mistero, di cui parla San Paolo, passa, nel tempo pre-apocalittico, all'immagine della donna vestita di sole, della donna rivestita del Verbo. Con tutto il suo essere essa lo predica; con una irradiazione ontologica, lo genera; dalle profondità del suo grembo, del suo cuore, essa porge la Parola al mondo."
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martedì 28 luglio 2009
Regola mariana di s. Serafino di Sarov
La preghiera inizia così:"Padre nostro che sei nei cieli,sia santificato il Tuo Nome,venga il Tuo Regno,sia fatta la Tua volontà,come in cielo così in terra,dacci oggi il nostro pane essenziale, e rimetti a noi i nostri debiti,come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,e non indurci in tentazione,ma liberaci dal Maligno.Amen.
Tropario del tono 6°:
Spalancaci la porta della Tua benignità,benedetta Deìpara,sperando in Te non ci smarriremo;avvenga che siamo liberati per mezzo Tuo dalle avversità,sei Tu la salvezza della stirpe dei cristiani.
Prima decina.
Deìpara Vergine gioisci,colmata di grazia Mariail Signore è con Te,benedetta Tu fra le donne, e benedetto il frutto del Tuo grembo,perchè hai partorito il Salvatore delle nostre anime. (10 volte)
Ricordiamo la Natività della SS.Madre di Dio.
Tropario del tono 4°:
La Tua nascita o Madre di Dio,ha annunziato la gioia a tutto l'universo,poichè da te è sorto il Sole di giustizia,il Cristo nostro Dio,che togliendo la maledizione,ci ha donato la benedizione, e annientando la morte,ci ha donato la vita eterna. O Santissima Signora Madre di Dio,salva e proteggi i tuoi servi defunti.... ( nome dei genitori e famigliari) insieme con i Santi ,nella Tua eterna gloria.
Seconda decina.
Ricordiamo l'Ingresso al Tempio della Santissima Signora nostra la Madre di Dio.
Tropario del Tono 4°:
Oggi è il prologo della benevolenza di Dio,e la proclamazione anticipata della salvezza degli uomini,La Vergine si mostra apertamente nel Tempio di Dio,e a tutti Ella annuncia la venuta di Cristo.Anche noi gridiamo ad alta voce:Salve o compimento del piano del Creatore.O Santissima Signora nostra Madre di Dio, salva proteggi e unisci alla tua Santa Chiesa Ortodossa gli smarriti e perduti Tuoi Servi...(nomi).
Terza decina.
Ricordiamo l'Annunciazione della SS.Madre di Dio.
Tropario del tono 4°:
Oggi è l'inizio della nostra salvezza,e la manifestazione del mistero eterno.Il Figlio di Dio diviene Figlio della Vergine,e Gabriele annuncia la grazia.Perciò anche noi gridiamo con lui:"Gioisci, colmata di grazia,il Signore è con Te!".O Santissima Signora Madre di Dio,allevia le nostre pene e porta consolazione alle afflizioni e alle malattie dei tuoi servi...(nome).
Quarta decina.
Ricordiamo l'incontro della SS.Madre di Dio con S.Elisabetta.
Degno davvero è di di te beata, la Deìpara sempre beata, Tutta immacolata e Madre del nostro Dio. Più insigne dei Cherubini e senza confronto più gloriosa dei Serafini, in modo icorruttibile Dio Verbo hai partorito; la realmente Deìpara in Te noi magnifichiamo.O Santissima Signora Madre di Dio, riunisci i Tuoi Servi ...(nome) che sono lontani.
Quinta decina.
Ricordiamo la Natività di Cristo.Tropario del tono 4°:
La Tua nascita Cristo Dio nostro,ha fatto brillare nel mondo la luce della conoscenza.Per essa gli adoratori degli astri appresero da una stella ad adorarti,o Sole della giustizia, e a riconoscere Te, come l'Oriente venuto dall'alto, Signore gloria a te!O Santissima Signora Madre di Dio,dona a me che in Cristo sono stato battezzato,di rivestirmi di Cristo.
Sesta decina.
Ricordiamo la Presentazione al Tempio del nostro Signore e l'incontro col Giusto Simeone.Tropario del tono 1°:
Gioisci, o colmata di grazia,Vergine Madre di Dio,poichè da te è sorto il Sole di giustizia,il Cristo nostro Dio, che illumina coloro che sono nelle tenebre.Gioisci anche Tu giusto vegliardo,che hai ricevuto nelle tue bracciaColui che libera le nostre anime,e che ci dona la resurrezione.O Santissima Signora Madre di Dio,concedimi fino all'ultimo respiro di comunicare ai Santi Misteri di Cristo e con essi fa superare alla mia animale terribili prove.
Settima decina.
Ricordiamo la Fuga in Egitto della Sacra Famiglia.
Contacio dell'8° tono:
A Te condottiera che per noi combatti,noi tuoi devoti salvati dai pericoli,dedichiamo l'inno di vittoriacome canto di ringraziamento, o Madre di Dio.Ma Tu che possiedi una forza invincibile,liberaci da tutti i pericoli,affinché possiamo gridarti:"Gioisci o sposa inviolata!"O Santissima Signora Madre di Dio,salvami da ogni avversità!
Ottava decina.
Ricordiamo la scomparsa del dodicenne bambino Gesù a Gerusalemme e il dolore della SS.Madre di Dio per questo fatto.
Tropario del tono 7°:
Con il Tuo Spirito vieni, o Signore,poichè sei misericordioso,e abbi pietà di me come pubblicano,per l'intercessione della Tua Madre.
Nona decina.
Ricordiamo il miracolo di Cana in Galilea,quando il Signore ha cambiato l'acqua in vinoper la parola della Sua Madre:" Non hanno più vino!"
Tropario del 3° tono:
Rifugio salutare Tu sei o Madre di Dio,nel baratro delle passioni quotidiane.Riguardaci da ogni sventuracon la tua benedizione.O Santissima Signora Madre di Dio,soccorrici in tutte le nostre opere e necessità!
Decima decina.
Ricordiamo la presenza della SS.Madre di Dio ai piedi della croce, quando il dolore, come una spada,ha trafitto la Sua anima.
Contacio del tono 6°:
Non piangere per me, Madre,vedendomi nel sepolcro.Nel Tuo grembo senza semesono venuto come Figlio, risorto e glorificatoe innalzato alla gloria continuamente come Dio,confido e amo Te, glorificata.O Santissima Signora Madre di Dio,rinsalda le mie forze spiritualied esaltà l'umiltà.
Undicesima decina
Ricordiamo la Resurrezione di Cristo.
Tropario del tono 5°:
Cristo è risorto dai morticon la Sua morte ha vinto la mortee ai morti ha donato la vita.O Santissima Signora Madre di Dio,fa risorgere la mia anima,e donami una costante perseveranza nell'impegno per Cristo.
Dodicesima decina.
Ricordiamo l'Ascensione del Signore.
Tropario del tono 4°:
Fosti elevato nella gloria Cristo Dio,rallegrando i tuoi discepoli con la promessa dello Spirito Santo,e li hai rafforzati con la Tua benedizione,perchè sei il Figlio di Dio,il Redentore del mondo.O Santissima Signora Madre di Dio,sollevami dagli affanni e dai pensieri terreni e donami il desiderio per la salvezza dell'anima.
Tredicesima decina.
Ricordiamo la discesa dello Spirito Santo sul Monte Sion sulla Madre di Dio e sugli Apostoli
.Tropario del tono 8°:
Benedetto sei Tu Cristo nostro Dio,hai reso sapienti dei semplici pescatori,inviando loro lo Spirito Santo,e per loro conquistando l'universo intero.Gloria a te o Filantropo!O Santissima Signora Madre di Dio,rinforza la grazia dello Spirito Santo nel mio cuore.
Quattordicesima decina.
Ricordiamo la Dormizione della Madre di Dio.
Tropario del Tono 1°:
Nella Tua nascita sei rimasta Vergine,nella Tua dormizione non hai abbandonato il mondo o Madre di Dio.Tu sei stata trasferita alla vita, o Madre della vitae per le Tue preghiereriscatta le nostre anime dalla morte.O Santissima Signora Madre di Dio,donami una morte serena e senza travaglio.
Quindicesima decina.
Ricordiamo la Santa Protezione della Madre di Dio sui Cristiani.
Tropario del tono 4°:
Oggi noi fedeli facciamo festa con gioia,confortati dalla Tua venuta o Madre di Dio,con gli occhi fissi alla Tua mirabile icona,Ti supplichiamo con tenerezza:coprici col tuo Manto venerabile,liberaci da ogni male,e prega Cristo Tuo Figliodi salvare le nostre anime.O Santissima Signora Madre di Dio,proteggimi da ogni malee ricoprimi col Tuo puro Omoforio."
Amen.
Parrocchia dei santi Sergio, Serafino e Vincenzo, Milano
Tropario del tono 6°:
Spalancaci la porta della Tua benignità,benedetta Deìpara,sperando in Te non ci smarriremo;avvenga che siamo liberati per mezzo Tuo dalle avversità,sei Tu la salvezza della stirpe dei cristiani.
Prima decina.
Deìpara Vergine gioisci,colmata di grazia Mariail Signore è con Te,benedetta Tu fra le donne, e benedetto il frutto del Tuo grembo,perchè hai partorito il Salvatore delle nostre anime. (10 volte)
Ricordiamo la Natività della SS.Madre di Dio.
Tropario del tono 4°:
La Tua nascita o Madre di Dio,ha annunziato la gioia a tutto l'universo,poichè da te è sorto il Sole di giustizia,il Cristo nostro Dio,che togliendo la maledizione,ci ha donato la benedizione, e annientando la morte,ci ha donato la vita eterna. O Santissima Signora Madre di Dio,salva e proteggi i tuoi servi defunti.... ( nome dei genitori e famigliari) insieme con i Santi ,nella Tua eterna gloria.
Seconda decina.
Ricordiamo l'Ingresso al Tempio della Santissima Signora nostra la Madre di Dio.
Tropario del Tono 4°:
Oggi è il prologo della benevolenza di Dio,e la proclamazione anticipata della salvezza degli uomini,La Vergine si mostra apertamente nel Tempio di Dio,e a tutti Ella annuncia la venuta di Cristo.Anche noi gridiamo ad alta voce:Salve o compimento del piano del Creatore.O Santissima Signora nostra Madre di Dio, salva proteggi e unisci alla tua Santa Chiesa Ortodossa gli smarriti e perduti Tuoi Servi...(nomi).
Terza decina.
Ricordiamo l'Annunciazione della SS.Madre di Dio.
Tropario del tono 4°:
Oggi è l'inizio della nostra salvezza,e la manifestazione del mistero eterno.Il Figlio di Dio diviene Figlio della Vergine,e Gabriele annuncia la grazia.Perciò anche noi gridiamo con lui:"Gioisci, colmata di grazia,il Signore è con Te!".O Santissima Signora Madre di Dio,allevia le nostre pene e porta consolazione alle afflizioni e alle malattie dei tuoi servi...(nome).
Quarta decina.
Ricordiamo l'incontro della SS.Madre di Dio con S.Elisabetta.
Degno davvero è di di te beata, la Deìpara sempre beata, Tutta immacolata e Madre del nostro Dio. Più insigne dei Cherubini e senza confronto più gloriosa dei Serafini, in modo icorruttibile Dio Verbo hai partorito; la realmente Deìpara in Te noi magnifichiamo.O Santissima Signora Madre di Dio, riunisci i Tuoi Servi ...(nome) che sono lontani.
Quinta decina.
Ricordiamo la Natività di Cristo.Tropario del tono 4°:
La Tua nascita Cristo Dio nostro,ha fatto brillare nel mondo la luce della conoscenza.Per essa gli adoratori degli astri appresero da una stella ad adorarti,o Sole della giustizia, e a riconoscere Te, come l'Oriente venuto dall'alto, Signore gloria a te!O Santissima Signora Madre di Dio,dona a me che in Cristo sono stato battezzato,di rivestirmi di Cristo.
Sesta decina.
Ricordiamo la Presentazione al Tempio del nostro Signore e l'incontro col Giusto Simeone.Tropario del tono 1°:
Gioisci, o colmata di grazia,Vergine Madre di Dio,poichè da te è sorto il Sole di giustizia,il Cristo nostro Dio, che illumina coloro che sono nelle tenebre.Gioisci anche Tu giusto vegliardo,che hai ricevuto nelle tue bracciaColui che libera le nostre anime,e che ci dona la resurrezione.O Santissima Signora Madre di Dio,concedimi fino all'ultimo respiro di comunicare ai Santi Misteri di Cristo e con essi fa superare alla mia animale terribili prove.
Settima decina.
Ricordiamo la Fuga in Egitto della Sacra Famiglia.
Contacio dell'8° tono:
A Te condottiera che per noi combatti,noi tuoi devoti salvati dai pericoli,dedichiamo l'inno di vittoriacome canto di ringraziamento, o Madre di Dio.Ma Tu che possiedi una forza invincibile,liberaci da tutti i pericoli,affinché possiamo gridarti:"Gioisci o sposa inviolata!"O Santissima Signora Madre di Dio,salvami da ogni avversità!
Ottava decina.
Ricordiamo la scomparsa del dodicenne bambino Gesù a Gerusalemme e il dolore della SS.Madre di Dio per questo fatto.
Tropario del tono 7°:
Con il Tuo Spirito vieni, o Signore,poichè sei misericordioso,e abbi pietà di me come pubblicano,per l'intercessione della Tua Madre.
Nona decina.
Ricordiamo il miracolo di Cana in Galilea,quando il Signore ha cambiato l'acqua in vinoper la parola della Sua Madre:" Non hanno più vino!"
Tropario del 3° tono:
Rifugio salutare Tu sei o Madre di Dio,nel baratro delle passioni quotidiane.Riguardaci da ogni sventuracon la tua benedizione.O Santissima Signora Madre di Dio,soccorrici in tutte le nostre opere e necessità!
Decima decina.
Ricordiamo la presenza della SS.Madre di Dio ai piedi della croce, quando il dolore, come una spada,ha trafitto la Sua anima.
Contacio del tono 6°:
Non piangere per me, Madre,vedendomi nel sepolcro.Nel Tuo grembo senza semesono venuto come Figlio, risorto e glorificatoe innalzato alla gloria continuamente come Dio,confido e amo Te, glorificata.O Santissima Signora Madre di Dio,rinsalda le mie forze spiritualied esaltà l'umiltà.
Undicesima decina
Ricordiamo la Resurrezione di Cristo.
Tropario del tono 5°:
Cristo è risorto dai morticon la Sua morte ha vinto la mortee ai morti ha donato la vita.O Santissima Signora Madre di Dio,fa risorgere la mia anima,e donami una costante perseveranza nell'impegno per Cristo.
Dodicesima decina.
Ricordiamo l'Ascensione del Signore.
Tropario del tono 4°:
Fosti elevato nella gloria Cristo Dio,rallegrando i tuoi discepoli con la promessa dello Spirito Santo,e li hai rafforzati con la Tua benedizione,perchè sei il Figlio di Dio,il Redentore del mondo.O Santissima Signora Madre di Dio,sollevami dagli affanni e dai pensieri terreni e donami il desiderio per la salvezza dell'anima.
Tredicesima decina.
Ricordiamo la discesa dello Spirito Santo sul Monte Sion sulla Madre di Dio e sugli Apostoli
.Tropario del tono 8°:
Benedetto sei Tu Cristo nostro Dio,hai reso sapienti dei semplici pescatori,inviando loro lo Spirito Santo,e per loro conquistando l'universo intero.Gloria a te o Filantropo!O Santissima Signora Madre di Dio,rinforza la grazia dello Spirito Santo nel mio cuore.
Quattordicesima decina.
Ricordiamo la Dormizione della Madre di Dio.
Tropario del Tono 1°:
Nella Tua nascita sei rimasta Vergine,nella Tua dormizione non hai abbandonato il mondo o Madre di Dio.Tu sei stata trasferita alla vita, o Madre della vitae per le Tue preghiereriscatta le nostre anime dalla morte.O Santissima Signora Madre di Dio,donami una morte serena e senza travaglio.
Quindicesima decina.
Ricordiamo la Santa Protezione della Madre di Dio sui Cristiani.
Tropario del tono 4°:
Oggi noi fedeli facciamo festa con gioia,confortati dalla Tua venuta o Madre di Dio,con gli occhi fissi alla Tua mirabile icona,Ti supplichiamo con tenerezza:coprici col tuo Manto venerabile,liberaci da ogni male,e prega Cristo Tuo Figliodi salvare le nostre anime.O Santissima Signora Madre di Dio,proteggimi da ogni malee ricoprimi col Tuo puro Omoforio."
Amen.
Parrocchia dei santi Sergio, Serafino e Vincenzo, Milano
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Un nuovo modo di salutare Maria

Cara Maria che Grazia ti tiene:
il Signore con te, benedetta fra le donne!
E benedetto il bambino che porti, Gesù.
Santa Maria, madre di Dio
Prega per noi viaggiatori
E accompagnaci all’arrivo
Amen
Il mio rapporto con Maria è stato discontinuo. Eppure il primo ricordo che ho nella mia vita è per lei. Stavo in una specie di culla, o comunque in un lettino con i bordi rialzati perché non cadessi, foderati morbidamente e ornati di nastri. Mia madre era in piedi lì a fianco, e diceva per me ad alta voce le preghiere della sera: “Salve Regina, madre di misericordia”. Ed io la vedevo, la Regina, lei era alta parecchi metri sopra di me e l’imbottitura del lettino, il vestito di mia madre, le tende alla finestra, si trasformavano nel suo vestito bellissimo che pendeva fino a me.
Più tardi mia madre mi raccontò che, prima che io nascessi, mi aveva raccomandato alla Madonna con una novena: dunque, prima che io potessi avere ricordi, ho avuto a che fare con lei. Poi per un lungo periodo l’ho trascurata. Da bambino e adolescente mi rapportavo a Gesù. Un giorno chiesi al mio vecchio parroco perché mai si desse tutta questa importanza a Maria. “Perché è la mamma”, mi rispose, ma mi sembrò una risposta sentimentale, mentre io ne cercavo una razionale. A vent’anni, dopo un ritiro in cui il predicatore aveva portato l’esempio di un santo che aveva fatto voto di offrire a Maria tutti i momenti della sua vita, il mio sentimento per lei si ravvivò per qualche tempo, poi tornai ad ignorarla.
Avevo già passato la cinquantina quando la riscoprii. Quando la meditazione profonda non mi riusciva, anzi persino mi annoiava, pensavo a lei come a un modello, cercavo di immaginare il suo livello di coscienza, la sua familiarità con il punto di vista divino. Quando l’amore per Dio sembrava una vuota parola, senza risonanza nella sfera della vitalità e del sentimento, pensavo alla sua felice condizione in cui l’amore di creatura, di figlia, di madre, di sposa erano una cosa sola.
il Signore con te, benedetta fra le donne!
E benedetto il bambino che porti, Gesù.
Santa Maria, madre di Dio
Prega per noi viaggiatori
E accompagnaci all’arrivo
Amen
Il mio rapporto con Maria è stato discontinuo. Eppure il primo ricordo che ho nella mia vita è per lei. Stavo in una specie di culla, o comunque in un lettino con i bordi rialzati perché non cadessi, foderati morbidamente e ornati di nastri. Mia madre era in piedi lì a fianco, e diceva per me ad alta voce le preghiere della sera: “Salve Regina, madre di misericordia”. Ed io la vedevo, la Regina, lei era alta parecchi metri sopra di me e l’imbottitura del lettino, il vestito di mia madre, le tende alla finestra, si trasformavano nel suo vestito bellissimo che pendeva fino a me.
Più tardi mia madre mi raccontò che, prima che io nascessi, mi aveva raccomandato alla Madonna con una novena: dunque, prima che io potessi avere ricordi, ho avuto a che fare con lei. Poi per un lungo periodo l’ho trascurata. Da bambino e adolescente mi rapportavo a Gesù. Un giorno chiesi al mio vecchio parroco perché mai si desse tutta questa importanza a Maria. “Perché è la mamma”, mi rispose, ma mi sembrò una risposta sentimentale, mentre io ne cercavo una razionale. A vent’anni, dopo un ritiro in cui il predicatore aveva portato l’esempio di un santo che aveva fatto voto di offrire a Maria tutti i momenti della sua vita, il mio sentimento per lei si ravvivò per qualche tempo, poi tornai ad ignorarla.
Avevo già passato la cinquantina quando la riscoprii. Quando la meditazione profonda non mi riusciva, anzi persino mi annoiava, pensavo a lei come a un modello, cercavo di immaginare il suo livello di coscienza, la sua familiarità con il punto di vista divino. Quando l’amore per Dio sembrava una vuota parola, senza risonanza nella sfera della vitalità e del sentimento, pensavo alla sua felice condizione in cui l’amore di creatura, di figlia, di madre, di sposa erano una cosa sola.
Riformulare l’Ave Maria
Allora tentai di riformulare l’Ave Maria con parole mie. La prima parola, “ave”, non mi piaceva, perché non si usa più: perché non pregare con le parole di oggi? “Tutte le generazioni mi chiameranno beata” profetizza il Magnificat: anche il nostro tempo dunque è chiamato a lodarla con le proprie parole e la propria sensibilità.
Nella mia ricerca incontrai anche una ragazza che mi propose un saluto a Maria in romanesco: “Bella Marì, ‘mazza che grazia!” Ma il saluto dell’Angelo, che deve essere attuale, non può essere rozzo, deve conservare insieme delicatezza e potenza.
Il saluto riportato dal vangelo secondo Luca mi affascinava per il suono e per il significato: “Kaire Maria kekarikomene”.
Quel Kaire, la cui radice appartiene a una famiglia di vocaboli che significano grazia, carità, carisma, tempo sacro (kairòs), tradotto in latino con Ave, perde irreparabilmente. Certo, la parola AVE intrigò i Padri, appassionati di cabala enigmistica, per il fatto che è l’inversione del nome di EVA. “Sumens illud Ave Gabrielis ore, funda nos in pace, mutans Evae nomen” recita un antico inno liturgico (Accogliendo quell’Ave dalla bocca di Gabriele ci costituisci nella pace, mutando il nome di Eva). Anche il “gratia plena”, piena di grazia, è inadeguato di fronte a quella carica di cavalleria del “kekarikomene”.
È vero, neanche il testo greco conserva le vere parole dell’Angelo, a Nazareth si parlava aramaico. Oggi qualcuno vorrebbe interpretare le parole angeliche come locuzione interiore, immaginazione di Maria in preghiera. Come se il Verbo di Dio fatto vera carne non potesse essere annunciato da un messaggio fatto vera parola, vibrazione materiale di aria materiale. Però il suono di queste vere parole ci è sconosciuto, rimane un segreto tra Gabriele e Maria. Possiamo fare congetture sul saluto aramaico, ma niente di più. Il testo più vicino all’originale rimane quello greco di s. Luca, che con Maria aveva familiarità.
Kaire Maria, kekarikomene!
Come salutare oggi Maria? Si potrebbe conservare il suono antico dicendo in italiano “Cara Maria, che carico meni!”
Chi ha detto che una traduzione deve essere solo una traduzione del significato delle parole e non anche del loro suono, dell’esperienza interiore che esso produce? Anche come significato, il cara è perfetto per kaire; ma la seconda parte ha una venatura triste che non fa parte del momento “gaudioso” dell’annuncio, potrebbe andar bene per le avemarie dei misteri dolorosi.
Per molto tempo ho usato la formula:
Buon giorno Maria, grazia su grazia!
“Buon giorno” è un saluto ordinario, corrente, lo diciamo tutti. Ma lo diciamo superficialmente, senza pensare al suo significato. Detto a Maria, emerge subito come il buon giorno dell’umanità per eccellenza, il giorno in cui, in lei, l’umanità accolse la proposta divina dell’incarnazione.
“Grazia su grazia” tenta di ripetere, con la ripetizione della g e della r, il suono del kekarikomene. E nello stesso tempo tenta di fare eco all’ammirazione entusiasta espressa nel saluto angelico.
Oggi sono affascinato da una formula diversa, che cerca la sintesi fra il significato e la vibrazione della parola angelica:
“Cara Maria, che grazia ti tiene!”
Il cara significa sia “cara a noi” che “cara a Dio”, mentre la seconda parte del saluto sosta sulla meraviglia creata da Dio in Maria. E fa eco, con il ch, il gr e con la finale in ene al kekarikomene. Provate: queste parole trasportano il cuore di slancio verso Maria, come se esso si arrendesse al vento dello spirito. L’emozione accompagna la mente e anche il corpo gode della vibrazione creata dalle parole. La frase si può ripetere continuamente, come un mantra. Nella seconda parte della frase, l’Angelo ammira la grazia che “tiene” Maria. La Grazia la tiene nel senso di tenere in mano, possedere, ma anche come forza che tiene insieme la struttura completa della sua persona. Maria è costruita nella grazia fin da quando apparve nel pensiero di Dio, è la grazia che la costituisce quello che è. Non c’è affermazione dell’Io, non c’è senso di importanza personale, c’è solo grazia.
Quale sia questa grazia è spiegato da Gabriele con le parole successive: “Dominus tecum”. Come in latino, non c’è bisogno di verbi, non occorre dire “Il Signore è con te”. Sono parole esplicative del concetto di grazia. Il Signore con te: talmente con te che sta per cominciare a vivere in te come tuo figlio. All’Angelo si congiunge la Chiesa che a sua volta esclama “Benedetta fra le donne!”
Dobbiamo immaginare che l’Angelo, entrato nella dimensione umana per comunicare con questa Donna in cui ora è posto il destino dell’umanità intera, arrivi alla fisicità della parola essendo passato per la sfera emotiva. Il suo parlare non enuncia dottrine, ma si mantiene nello stato emotivo del saluto e dell’annuncio:
“Cara Maria, che grazia ti tiene: il Signore con te, benedetta fra le donne!”
Ripetere queste parole è un balsamo per noi. Inquinati da parole vuote, irritate, banali, volgari o addirittura cattive, sentiamo che la parola angelica passando attraverso la nostra bocca la pulisce e la rinnova. Le parole degli Angeli purificano l’etere in cui vengono pronunciate.
Come salutare oggi Maria? Si potrebbe conservare il suono antico dicendo in italiano “Cara Maria, che carico meni!”
Chi ha detto che una traduzione deve essere solo una traduzione del significato delle parole e non anche del loro suono, dell’esperienza interiore che esso produce? Anche come significato, il cara è perfetto per kaire; ma la seconda parte ha una venatura triste che non fa parte del momento “gaudioso” dell’annuncio, potrebbe andar bene per le avemarie dei misteri dolorosi.
Per molto tempo ho usato la formula:
Buon giorno Maria, grazia su grazia!
“Buon giorno” è un saluto ordinario, corrente, lo diciamo tutti. Ma lo diciamo superficialmente, senza pensare al suo significato. Detto a Maria, emerge subito come il buon giorno dell’umanità per eccellenza, il giorno in cui, in lei, l’umanità accolse la proposta divina dell’incarnazione.
“Grazia su grazia” tenta di ripetere, con la ripetizione della g e della r, il suono del kekarikomene. E nello stesso tempo tenta di fare eco all’ammirazione entusiasta espressa nel saluto angelico.
Oggi sono affascinato da una formula diversa, che cerca la sintesi fra il significato e la vibrazione della parola angelica:
“Cara Maria, che grazia ti tiene!”
Il cara significa sia “cara a noi” che “cara a Dio”, mentre la seconda parte del saluto sosta sulla meraviglia creata da Dio in Maria. E fa eco, con il ch, il gr e con la finale in ene al kekarikomene. Provate: queste parole trasportano il cuore di slancio verso Maria, come se esso si arrendesse al vento dello spirito. L’emozione accompagna la mente e anche il corpo gode della vibrazione creata dalle parole. La frase si può ripetere continuamente, come un mantra. Nella seconda parte della frase, l’Angelo ammira la grazia che “tiene” Maria. La Grazia la tiene nel senso di tenere in mano, possedere, ma anche come forza che tiene insieme la struttura completa della sua persona. Maria è costruita nella grazia fin da quando apparve nel pensiero di Dio, è la grazia che la costituisce quello che è. Non c’è affermazione dell’Io, non c’è senso di importanza personale, c’è solo grazia.
Quale sia questa grazia è spiegato da Gabriele con le parole successive: “Dominus tecum”. Come in latino, non c’è bisogno di verbi, non occorre dire “Il Signore è con te”. Sono parole esplicative del concetto di grazia. Il Signore con te: talmente con te che sta per cominciare a vivere in te come tuo figlio. All’Angelo si congiunge la Chiesa che a sua volta esclama “Benedetta fra le donne!”
Dobbiamo immaginare che l’Angelo, entrato nella dimensione umana per comunicare con questa Donna in cui ora è posto il destino dell’umanità intera, arrivi alla fisicità della parola essendo passato per la sfera emotiva. Il suo parlare non enuncia dottrine, ma si mantiene nello stato emotivo del saluto e dell’annuncio:
“Cara Maria, che grazia ti tiene: il Signore con te, benedetta fra le donne!”
Ripetere queste parole è un balsamo per noi. Inquinati da parole vuote, irritate, banali, volgari o addirittura cattive, sentiamo che la parola angelica passando attraverso la nostra bocca la pulisce e la rinnova. Le parole degli Angeli purificano l’etere in cui vengono pronunciate.
Benedetto il bambino che porti
“E benedetto il frutto del seno tuo, Gesù”.
“Zio – mi sussurra stupita la nipotina reduce da una lezione di educazione sessuale alle elementari – ma i bambini non nascono dal seno…”.
Allora qualcuno dice “del ventre”, ma ad altri il termine sembra troppo crudo. Dobbiamo chiamare un ginecologo per trovare le parole giuste per pregare? Eppure è così semplice! Quando incontriamo una donna incinta e parliamo del bambino che porta diciamo semplicemente “il tuo bambino”. Vogliamo essere sicuri di indicare una reale maternità fisica? Possiamo dire “il bambino che porti”:
“E benedetto il Bambino che porti: Gesù”
Peccatori-viaggiatori
L’incipit della seconda parte della preghiera resta intatto nella sua essenzialità:
“Santa Maria, madre di Dio”.
C’è un’ultima variante che, nella mia preghiera privata, porto al testo consueto. Preferisco dirla tutta d’un fiato, perché temo di averla fatta grossa:
“Prega per noi viaggiatori
e accompagnaci all’arrivo. Amen”
“Scusa, perché hai paura di riconoscerti peccatore?” mi chiede candidamente una suora Benedettina incontrata in un forum su internet.
Ecco, ho l’impressione che oggi, dopo un secolo di psicanalisi e di studi sul cervello, siamo così consapevoli di tanti condizionamenti alle nostre azioni da non essere spesso in grado di riconoscere un atto come “peccato”. E’ più facile riconoscere che la nostra condizione umana non è sana, che c’è una frattura profonda nella nostra coscienza, che spesso la valutazione di dove stanno il bene e il male è complicata e ci sembra che qualsiasi scelta abbia la sua parte di errore. Possiamo riconoscere che siamo in una condizione di peccato, ma ci viene difficile riconoscere quali siano i singoli peccati. Ecco, ci sentiamo pellegrini, gente in cammino verso qualcosa di meglio, forse la liberazione, forse l’illuminazione, verso la salvezza, come dice il linguaggio cristiano consueto.
“Adesso e nell’ora della nostra morte” non mi è mai piaciuto, fin da bambino. Mi pareva macchinoso e quasi ridicolo che la Madonna avesse l’elenco dell’ora della morte di ciascuno e dovesse ricordarsi di pregare per lui in quel momento. Preferisco pensare che noi ci apriamo alla sua aura (non dicevano vari santi che dobbiamo stare “sotto il manto” di Maria?) e desideriamo restare in questa sfera di energia, lungo il viaggio della vita, fino al suo termine.
Una preghiera da cui essere pregati
Una preghiera vecchia di secoli come l’Ave Maria, ripetuta per generazioni miliardi di volte, acquista una carica, una vibrazione, un’energia che la fanno risuonare direttamente nella nostra energia vitale. A volte è meglio soprassedere al bisogno di rinnovare il linguaggio per non perdere il valore di questa carica energetica legata alla devozione di tante generazioni. Però ci sono momenti in cui le parole ci appaiono usurate, obsolete, e allora la ricerca di una traduzione in un linguaggio personale può essere un aiuto a riscoprire appieno il contatto con il divino offerto dalla preghiera.
Una volta trovata la nostra Ave Maria privata, riformulata secondo il proprio gusto, diventa più facile farsene accompagnare giorno per giorno nei momenti più diversi. Non occorre pretendere di essere sempre concentrati sul significato di tutte le parole. “Il Rosario, più che una preghiera da pregare, è una preghiera da cui essere pregati” ha scritto recentemente il Maestro generale dei Domenicani. Facciamo scorrere le nostre avemarie private durante le mille attese della giornata, i momenti vuoti, i momenti difficili, i momenti in cui abbiamo bisogno di aiuto… L’aura di Maria è lì pronta ad avvolgerci come un mantello, e la vita interiore si incammina per sentieri pieni di scoperte.
“E benedetto il frutto del seno tuo, Gesù”.
“Zio – mi sussurra stupita la nipotina reduce da una lezione di educazione sessuale alle elementari – ma i bambini non nascono dal seno…”.
Allora qualcuno dice “del ventre”, ma ad altri il termine sembra troppo crudo. Dobbiamo chiamare un ginecologo per trovare le parole giuste per pregare? Eppure è così semplice! Quando incontriamo una donna incinta e parliamo del bambino che porta diciamo semplicemente “il tuo bambino”. Vogliamo essere sicuri di indicare una reale maternità fisica? Possiamo dire “il bambino che porti”:
“E benedetto il Bambino che porti: Gesù”
Peccatori-viaggiatori
L’incipit della seconda parte della preghiera resta intatto nella sua essenzialità:
“Santa Maria, madre di Dio”.
C’è un’ultima variante che, nella mia preghiera privata, porto al testo consueto. Preferisco dirla tutta d’un fiato, perché temo di averla fatta grossa:
“Prega per noi viaggiatori
e accompagnaci all’arrivo. Amen”
“Scusa, perché hai paura di riconoscerti peccatore?” mi chiede candidamente una suora Benedettina incontrata in un forum su internet.
Ecco, ho l’impressione che oggi, dopo un secolo di psicanalisi e di studi sul cervello, siamo così consapevoli di tanti condizionamenti alle nostre azioni da non essere spesso in grado di riconoscere un atto come “peccato”. E’ più facile riconoscere che la nostra condizione umana non è sana, che c’è una frattura profonda nella nostra coscienza, che spesso la valutazione di dove stanno il bene e il male è complicata e ci sembra che qualsiasi scelta abbia la sua parte di errore. Possiamo riconoscere che siamo in una condizione di peccato, ma ci viene difficile riconoscere quali siano i singoli peccati. Ecco, ci sentiamo pellegrini, gente in cammino verso qualcosa di meglio, forse la liberazione, forse l’illuminazione, verso la salvezza, come dice il linguaggio cristiano consueto.
“Adesso e nell’ora della nostra morte” non mi è mai piaciuto, fin da bambino. Mi pareva macchinoso e quasi ridicolo che la Madonna avesse l’elenco dell’ora della morte di ciascuno e dovesse ricordarsi di pregare per lui in quel momento. Preferisco pensare che noi ci apriamo alla sua aura (non dicevano vari santi che dobbiamo stare “sotto il manto” di Maria?) e desideriamo restare in questa sfera di energia, lungo il viaggio della vita, fino al suo termine.
Una preghiera da cui essere pregati
Una preghiera vecchia di secoli come l’Ave Maria, ripetuta per generazioni miliardi di volte, acquista una carica, una vibrazione, un’energia che la fanno risuonare direttamente nella nostra energia vitale. A volte è meglio soprassedere al bisogno di rinnovare il linguaggio per non perdere il valore di questa carica energetica legata alla devozione di tante generazioni. Però ci sono momenti in cui le parole ci appaiono usurate, obsolete, e allora la ricerca di una traduzione in un linguaggio personale può essere un aiuto a riscoprire appieno il contatto con il divino offerto dalla preghiera.
Una volta trovata la nostra Ave Maria privata, riformulata secondo il proprio gusto, diventa più facile farsene accompagnare giorno per giorno nei momenti più diversi. Non occorre pretendere di essere sempre concentrati sul significato di tutte le parole. “Il Rosario, più che una preghiera da pregare, è una preghiera da cui essere pregati” ha scritto recentemente il Maestro generale dei Domenicani. Facciamo scorrere le nostre avemarie private durante le mille attese della giornata, i momenti vuoti, i momenti difficili, i momenti in cui abbiamo bisogno di aiuto… L’aura di Maria è lì pronta ad avvolgerci come un mantello, e la vita interiore si incammina per sentieri pieni di scoperte.
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